Ci sono due modi di provare a spendere meno quando si parte. Il primo consiste nel rincorrere l’occasione: il volo a quindici euro, la promozione lampo, la tariffa che scade fra due ore. Il secondo consiste nel guardare come si distribuisce la spesa di una giornata qualsiasi e capire quale riga pesa di più. Il primo metodo funziona ogni tanto. Il secondo funziona sempre, anche quando non c’è nessuna offerta in giro.
Questa guida parte dal secondo. Abbiamo confrontato fra loro i conti che compaiono in una quarantina di guide e reportage sul viaggio economico pubblicati fra la fine di luglio e l’agosto del 2026, da blog specializzati a riviste di settore a testate generaliste. Ne esce un quadro abbastanza leggibile: quanto costa una giornata di viaggio a basso costo in Italia e in Europa, e soprattutto dove si trovano i soldi che si possono non spendere.
Quanto costa davvero una giornata di viaggio low cost
Tre conti indipendenti, pubblicati da autori diversi sullo stesso blog di viaggi, arrivano a tre cifre diverse. Metterli uno accanto all’altro è più utile che sceglierne uno.
Il primo è il più ottimista. Nella guida di Viaggi dell’Oca Blu dedicata alle vacanze sotto i cinquanta euro giornalieri, la giornata tipo si compone così: da 15 a 25 euro per dormire, da 10 a 15 per mangiare, da 4 a 8 per gli spostamenti locali, fino a 7 per le attività e un cuscinetto di 3-5 euro per gli imprevisti. Il viaggio di andata e ritorno non è conteggiato.
Il secondo è un itinerario esperienziale in Sicilia, con ostelli e bed and breakfast familiari: alloggio fra 20 e 30 euro, cibo fra 15 e 25, trasporti fra 8 e 15, attività fra 5 e 15. Sommando gli estremi si ottiene una giornata compresa fra 48 e 85 euro a persona. Quasi il doppio della stima precedente, con lo stesso spirito di viaggio.
Il terzo è il camper, e qui il confronto va fatto con attenzione perché i numeri sono per due persone: sosta fra 8 e 18 euro, carburante fra 10 e 20, viveri fra 12 e 20 cucinando a bordo, per un totale giornaliero fra 30 e 65 euro fuori stagione. Diviso per due fa fra i quindici e i trentatré euro a testa, meno della metà della giornata siciliana. In alta stagione lo stesso blog indica una forbice fra 50 e 90 euro, sempre in due.
La differenza fra le tre stime non sta nel cibo e non sta nei trasporti. Sta nell’alloggio. Dove la notte scende sotto i venti euro il totale scivola nella fascia bassa; dove sale sopra i venti, il totale si avvicina agli ottanta. È il motivo per cui questa guida comincia da lì.
Dove dormi decide quasi tutto il resto
Sotto l’etichetta comoda di “alternativa all’hotel” stanno prezzi che non hanno nulla in comune fra loro. All’estremità bassa, un’area di sosta comunale per camper costa fra 5 e 15 euro a notte, con carico e scarico dell’acqua compresi. All’estremità alta, una casa sull’albero con vasca esterna e sauna arriva a 450-700 euro. In mezzo c’è un fattore cinquanta, e ci passano quasi tutte le formule di cui si parla come se fossero equivalenti.
Le fasce intermedie, sempre secondo le schede di Viaggi dell’Oca Blu, si dispongono così: un letto in camerata in un monastero o in un convento sta fra 15 e 30 euro, una singola fra 25 e 50; un ostello con un minimo di cura estetica chiede 20-40 euro per il posto in camerata e 50-80 per una camera privata; una cabina doppia ricavata da un vagone ferroviario dismesso parte da 45-60 euro in bassa stagione e sale a 80-120 in estate nelle località turistiche.
Vale la pena chiarire un termine, perché molti lo danno per scontato. Ostello oggi non significa più soltanto letto a castello: nella guida di WeRoad la definizione ruota attorno agli spazi condivisi — cucina, salotto, a volte un’area di lavoro — mentre le camere possono benissimo essere private e con bagno. Il dettaglio che sfugge quasi sempre riguarda gli asciugamani, che in molte strutture non sono compresi e si noleggiano a parte.
Poi ci sono le formule in cui l’alloggio non si paga affatto: lo scambio di casa fra privati, che secondo lo stesso blog può abbattere di oltre il 30% il costo complessivo di un viaggio, e la custodia di case e animali altrui, dove l’iscrizione annuale alle piattaforme costa fra 40 e 100 euro e basta una settimana in una capitale per ripagarla. Abbiamo raccolto tutte queste soluzioni, con prezzi e controindicazioni, nella guida su dove dormire spendendo poco senza passare per l’hotel.
Il prezzo del biglietto non è il prezzo dello spostamento
Sul fronte dei voli c’è un dato che conviene conoscere prima di aprire qualsiasi comparatore. La società AirAdvisor ha confrontato 23 compagnie europee usando il RASK, cioè il ricavo medio che un vettore incassa per ogni posto messo in vendita e per ogni chilometro percorso: non è il prezzo del biglietto, ma tiene dentro anche bagagli, scelta del posto e servizi accessori. L’analisi, ripresa in Italia sia da SiViaggia sia da Corriere Viaggi, colloca Wizz Air in fondo alla classifica con 4,33 centesimi e la norvegese Widerøe in cima con 32. Fra le compagnie ad alto volume la più cara è British Airways, a 8,88 centesimi.
Su un volo europeo medio, che Eurocontrol quantifica in circa 1.157 chilometri, Corriere Viaggi calcola che lo scarto fra Air France e Wizz Air possa valere fino a cinquanta euro a tratta. La notizia incoraggiante riguarda la tendenza: fra le quattordici compagnie per cui il confronto con il 2024 era possibile, nove hanno visto scendere il proprio indice e solo cinque salire.
Qui si apre una contraddizione apparente che nessuna delle due ricerche cita, perché parlano di cose diverse. Negli stessi mesi i Flyers’ Choice Awards 2026 di AirlineRatings.com, decisi dal voto dei passeggeri, hanno incoronato proprio British Airways migliore compagnia europea davanti a Lufthansa e KLM. Detto in modo semplice: la compagnia che i viaggiatori europei preferiscono è anche quella che, in media, incassa di più per ogni posto venduto. Sono due misure diverse e non è affatto detto che quel sovrapprezzo sia sprecato, ma sapere che esiste cambia il modo di leggere un confronto di tariffe.
Il ragionamento vale anche a terra. La regola che ricorre in tutte le guide dedicate a scali e tratte è sempre la stessa: il totale reale è tariffa più bagaglio più trasferimento da e per l’aeroporto, e un biglietto da 15 euro può costare più di uno da 35. Treni, bus notturni, traghetti e aeroporti secondari li abbiamo trattati uno per uno nella guida su come muoversi in Europa spendendo poco.
Mangiare tipico: 25-35 euro al giorno, oppure la metà
Anche sul cibo le stime divergono, e la ragione è interessante. La guida di Viaggi dell’Oca Blu sulla spesa quotidiana in viaggio arriva a una forbice di 25-35 euro al giorno, ma ci arriva ipotizzando tre pasti fuori: colazione salata al banco fra 2,50 e 4 euro, pranzo composto al mercato o in gastronomia fra 7 e 10, uno spuntino di strada sotto i 4 euro, cena in osteria fra 12 e 18 e il dolce comprato in pasticceria per 2-3 euro. La stima da 10-15 euro citata più sopra, invece, presuppone pranzo al sacco e cena in sagra. Non è una contraddizione: è la stessa giornata vissuta con due stili diversi.
Dentro quella forbice ci sono due leve concrete. La prima è il banco. In molti bar, forni e latterie il listino è doppio, uno per chi consuma in piedi e uno per chi si siede: sullo stesso identico prodotto la differenza va dal 20 al 30%. La seconda è l’orario. Il menù pranzo — la formula a prezzo fisso pensata per chi lavora, servita di solito fra mezzogiorno e le due e mezza — sta fra 10 e 15 euro, mentre un pasto completo in una trattoria frequentata dai residenti va da 12 a 25 euro a persona a seconda della zona, e scende a 10-15 nei paesi dell’interno.
Ci sono poi due domande che, sempre secondo lo stesso blog, valgono da sole 3-5 euro a testa: chiedere se c’è acqua di rubinetto o microfiltrata, e chiedere quanto costa il coperto. E c’è un confronto che rende bene l’idea del divario: una colazione presa al forno di quartiere costa intorno ai 3 euro, la stessa colazione al bar accanto a un albergo del centro storico ne costa 7.
Anche quello che è gratis ha un prezzo
La visita guidata gratuita, quella in cui alla fine si lascia quello che si vuole, è diventata l’ingresso standard alle città d’arte. Gratuita non vuol dire senza costo: nelle guide di Viaggi dell’Oca Blu la mancia considerata normale per una passeggiata urbana di due ore sta fra 5 e 15 euro a persona, con una scala che parte da 2-5 euro per chi ha un budget molto stretto e arriva a 10-15 se l’esperienza è andata oltre le aspettative. In due, una mancia “standard” costa quanto un biglietto per gli Uffizi, che lo stesso blog colloca fra 15 e 20 euro.
Sui musei il risparmio è più netto. Le strutture minori gestite da comuni, associazioni e fondazioni restano sotto i 5 euro di ingresso, e molte aderiscono alle domeniche gratuite coordinate dal Ministero della Cultura. Attenzione però alle card turistiche regionali: costano 20-30 euro per tre giorni, e lo stesso articolo sostiene che si ripaghino dopo la terza o quarta visita. I due numeri non tornano del tutto — se un museo minore costa meno di cinque euro, per rientrare da una card da venticinque servono più di quattro ingressi — e il conto regge soltanto se nel circuito rientrano anche i musei più cari.
La natura, infine, è il capitolo dove il gratuito è davvero tale. Nei parchi nazionali italiani l’accesso ai sentieri è in genere libero: si pagano semmai i parcheggi, le navette, i rifugi custoditi e le visite accompagnate. Vale per il Gran Sasso, per le Foreste Casentinesi, per le Dolomiti Bellunesi e per il Parco del Ticino. Fa eccezione l’Etna: sulle quote più alte valgono ordinanze specifiche, e ci sono periodi in cui la salita è consentita solo accompagnati da guide autorizzate.
L’assicurazione serve? Dipende soprattutto da dove vai
Qui i numeri sono piccoli e le conseguenze grandi, quindi conviene guardarli. Le fasce indicate da Viaggi dell’Oca Blu per un adulto senza condizioni particolari sono queste: 5-10 euro per un weekend in Italia con assistenza medica e bagaglio essenziale; 10-25 euro per quattro-sette giorni nell’Unione europea, con massimale medico fra 50 e 200 mila euro; 25-60 euro per una o due settimane fuori dall’Unione, con massimali che arrivano al milione. La garanzia annullamento si aggiunge a parte e costa il 3-6% della quota di viaggio non rimborsabile. Tradotta nell’unità di misura di questa guida, una polizza essenziale per l’Europa costa più o meno quanto una notte in camerata.
Due precisazioni tecniche che nelle fonti tornano spesso. La prima riguarda il massimale, cioè il tetto massimo che la compagnia rimborsa, e la franchigia, cioè la quota che resta comunque a carico di chi viaggia: un massimale altissimo abbinato a una franchigia alta è quasi inutile per le spese piccole e frequenti. La seconda riguarda il modo in cui la polizza interviene. WeRoad distingue tre meccanismi: l’assistenza diretta, in cui è la compagnia a organizzare e pagare; il rimborso, in cui si anticipa la spesa e poi si presentano le ricevute; l’indennizzo, cioè una cifra fissa che scatta quando succede una cosa prevista dal contratto, tipicamente un bagaglio consegnato con molte ore di ritardo.
Un punto che entrambe le fonti sottolineano: la Tessera europea di assicurazione malattia dà accesso alle cure negli altri Paesi dell’Unione come se si fosse residenti, ma non copre il rientro sanitario, il bagaglio o l’annullamento. E per i disagi aerei esiste già un canale separato, il regolamento (CE) n. 261/2004 sui diritti dei passeggeri, che può prevedere un risarcimento a prescindere dalla polizza.
Il bagaglio è una voce di spesa, non un accessorio
Su questo fronte ci sono un dato che sposta parecchio e un cambiamento normativo da tenere presente. Il dato: rinunciare del tutto al bagaglio, comprando o noleggiando sul posto l’indispensabile, fa risparmiare, secondo Viaggi dell’Oca Blu, da 24 a 140 euro sull’andata e ritorno di una persona: lo scarto dipende dal vettore e dal periodo dell’anno. Le voci che compongono quel risparmio sono la stiva da 10-20 chili, quantificata fra 25 e 70 euro a tratta, e il supplemento per imbarco prioritario con bagaglio a mano grande, fra 12 e 35 euro a tratta.
Il cambiamento: SiViaggia riferisce, in un articolo dell’agosto 2026 sul debutto della spagnola Fly2Galicia, che la nuova normativa europea sul bagaglio a mano ha tolto alle compagnie la possibilità di far pagare quel servizio come un extra, al punto che il nuovo vettore includerà nel biglietto un oggetto personale più un bagaglio da otto chili. Se la regola è quella, la seconda metà di quel risparmio si assottiglia parecchio: resta soprattutto la stiva.
Sul versante opposto c’è chi ottimizza invece di rinunciare. In una prova d’uso durata dodici mesi, il blog Holafly attribuisce ai cubi organizzatori con sistema di compressione un guadagno di spazio fra il 10 e il 15%, utile soprattutto a chi vola solo con il bagaglio a mano, e segnala anche il rovescio della medaglia: un set da cinque o più pezzi può costare fino a 43,22 euro, e la compressione invoglia a portare più roba, con il rischio di sforare il limite di peso.
La regola che torna in tutte le fonti: infrasettimanale e mezza stagione
Se c’è una cosa che emerge leggendo queste guide una dopo l’altra, è che dicono la stessa cosa senza essersi messe d’accordo. Cambia l’oggetto, non la leva.
- Agriturismi: sconti fra il 10 e il 25% nei giorni feriali, e fra il 15 e il 30% in primavera e in autunno rispetto alla piena stagione.
- Case sugli alberi: tariffe più basse del 20-30% fra la domenica e il giovedì.
- Case galleggianti: fino al 40% in meno in primavera e in autunno.
- Vagoni ferroviari riadattati: un ulteriore 10-15% prenotando con 30-45 giorni di anticipo.
- Camere d’albergo: dal 10 al 20% in meno chiedendo esplicitamente la stanza senza vista o lato cortile.
- Treni e bus notturni fra capitali europee: martedì e mercoledì sono i giorni più economici, venerdì e domenica i più cari.
Sono sette fonti diverse e sette settori diversi, e la forbice degli sconti dichiarati va dal 10 al 40%. Nessuna promozione lampo garantisce altrettanto con la stessa regolarità. La rivista PleinAir aggiunge una variante che riguarda i camperisti: in alcuni campeggi prenotare online in anticipo, oltre a mettere al riparo dal cartello di tutto esaurito trovato a fine tappa, fa scendere il prezzo rispetto a quello che si paga presentandosi direttamente al cancello.
Un esempio datato aiuta a capire che cosa voglia dire “stagione giusta” quando si parla di voli. Fra il 18 e il 23 agosto 2026 Vueling ha messo in vendita una promozione riservata alle partenze in programma dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027, con Firenze-Londra da 23 euro e Roma Fiumicino-Valencia da 50. Quella promozione è scaduta da tempo e le offerte cambiano di continuo, ma la finestra a cui si riferiva — l’autunno e l’inverno, i mesi in cui le città europee costano meno — torna ogni anno.
Il metodo, in tre righe
Il punto di partenza di questa guida era una domanda sola: quale riga del budget conviene attaccare per prima. La risposta che esce dal confronto è l’alloggio, perché è la voce che separa una giornata da trenta euro da una da ottanta. Subito dopo viene il modo in cui ci si sposta, dove il prezzo pubblicizzato racconta meno della metà della storia. Cibo, visite e assicurazione si muovono dentro margini più stretti e quasi sempre si sistemano da soli, una volta che le prime due decisioni sono state prese bene.


Lascia un commento