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Sette borghi Bandiera Arancione poco conosciuti

Sette borghi Bandiera Arancione poco conosciuti

Sette paesi certificati dal Touring Club Italiano lontani dai circuiti battuti, divisi per quello che cerchi: aria fresca, cucina o un itinerario da allargare.

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Il problema di chi cerca un paese poco affollato non è trovare la lista: è che le liste sono lunghissime e non filtrano niente. La Bandiera Arancione risolve almeno metà del problema, perchè è un elenco chiuso e compilato da qualcun altro. Il Touring Club Italiano la assegna ai piccoli comuni dell’entroterra, e i parametri sono dichiarati: qualità dell’accoglienza, cura del paesaggio, attenzione alla sostenibilità e valorizzazione del territorio. Niente mare, niente città: solo paesi dell’interno.

Resta l’altra metà del problema, ed è quella che riguarda te adesso. Il marchio certifica che il paese è curato, non che sia il momento giusto per andarci. Rispetto agli altri criteri con cui si può scegliere una gita in Italia, questo ha il vantaggio di non dipendere da una stagione: i sette paesi qui sotto si possono visitare nell’ultima settimana di agosto come a metà settembre. L’unica variabile da controllare sono gli orari, e su quella torniamo alla fine.

Due paesi che risolvono il caldo con la quota

Se parti nei prossimi giorni, la differenza più concreta tra un paese e l’altro è l’altitudine. In montagna il problema delle ore centrali semplicemente non si pone, e la giornata resta utilizzabile per intero.

Introd, Valle d’Aosta

Introd sta ai piedi delle montagne, in una posizione che funziona da soglia: è l’ultimo paese comodo prima di salire verso la Valle d’Aosta più alta. Il monumento è il castello, ma la ragione per andarci è un’altra ed è geografica. Da qui si combinano bene due cose che di solito richiedono due viaggi separati, una visita e una camminata nel verde, senza dover scegliere.

Vale come tappa singola per chi vuole aria fresca e passeggiate facili, e vale ancora di più come base se l’idea è spingersi più su nei giorni successivi.

Gressoney-Saint-Jean, Valle d’Aosta

Sempre in Valle d’Aosta, Gressoney-Saint-Jean ha un carattere diverso e piuttosto raro in Italia: l’architettura del centro storico è quella walser, la comunità di lingua germanica che ha popolato queste vallate alpine. Le case tradizionali si vedono camminando, il paese è ordinato e si gira tutto a piedi.

Il consiglio pratico è di non trattarlo come una sosta di mezz’ora. Tra prati, viste sulle montagne e una tavola che punta sui prodotti di montagna, qui si sta bene lentamente, ed è il paese dei sette che regge meglio una giornata intera senza fretta. Funziona per famiglie, per coppie e per chi vuole soprattutto silenzio.

Tre paesi dove si mangia e si cammina piano

Il secondo gruppo raccoglie i centri storici dell’entroterra collinare e appenninico. Sono i più piccoli dell’elenco e hanno la stessa struttura: poche vie, una piazza, e la cucina locale come parte del motivo per esserci. Qui l’ora conta davvero, perchè la quota non ti protegge dal caldo.

Montelupone, Marche

Montelupone è il caso da manuale del centro storico piccolo ma tenuto bene: raccolto, con un ritmo disteso, e abbastanza compatto da visitarsi senza programma. Il modo giusto di usarlo è abbinare la passeggiata a un pranzo in trattoria, che nelle Marche interne è meno un extra e più il pezzo che ti fa capire dove sei.

Se hai a disposizione un weekend tra colline e tavola, è il più immediato dei sette.

Mercatello sul Metauro, Marche

Sempre nell’entroterra marchigiano, Mercatello sul Metauro è uno dei nomi meno riconoscibili di tutta la lista, e non è un difetto. Qui la visita intreccia tre cose insieme: il paesaggio, l’artigianato e la tavola. Nessuna delle tre da sola giustifica il viaggio, tutte e tre insieme lo giustificano bene.

È il paese giusto per una gita domenicale o per un weekend corto, a patto di accettarne il presupposto: si va a piedi e ci si ferma a mangiare, non si spunta un elenco di attrazioni.

Portico e San Benedetto, Emilia-Romagna

Prima di tutto una precisazione utile, perchè il nome trae in inganno: Portico e San Benedetto è un comune solo, non due paesi da visitare uno dopo l’altro. È un borgo appenninico con tutto quello che l’espressione comporta: pietra, ombra, verde intorno e una cucina sostanziosa che si adatta più alle giornate fresche che a mezzogiorno di fine agosto.

Proprio per questo è il paese dei sette in cui la scelta dell’ora pesa di più. Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio non sono solo più sopportabili: sono le fasce in cui la luce rende le passeggiate un’altra cosa.

Due paesi per chi vuole anche altro attorno

Gli ultimi due si distinguono per una ragione che riguarda l’itinerario più che il paese: hanno un intorno che vale quanto il centro storico, e chiedono quindi di essere inseriti in un giro più largo invece che visitati e basta.

Arpino, Lazio

Arpino è il più denso di storia dell’elenco, e ha un carattere che si nota. Il patrimonio storico c’è, i panorami pure, ma la cosa interessante è che non serve un programma rigido per goderselo: si scopre camminando, tra scorci e punti di vista che si incontrano.

Basta mezza giornata per vederlo bene. Ed è anche il motivo per cui è il candidato migliore se stai costruendo un itinerario più lungo nel Lazio interno: si incastra in una mattinata e ti lascia il resto della giornata libera.

Castelsaraceno, Basilicata

Castelsaraceno è il più meridionale dei sette e quello con il rapporto più stretto tra paese e natura circostante. Il centro abitato si gira a piedi, ma la parte interessante è quello che ha intorno: paesaggi interni e la possibilità di attività all’aperto per chi non vuole una gita solo contemplativa.

È il paese che chiede più degli altri di essere pensato dentro un itinerario, in questo caso nell’Appennino lucano. Preso da solo rende meno di quanto potrebbe.

Quale scegliere, in base a cosa cerchi

Messi in fila, i sette si dividono su tre esigenze diverse, e conviene partire da quella invece che dalla mappa.

  • Cerchi fresco e camminate: Introd e Gressoney-Saint-Jean. La quota fa il lavoro al posto tuo.
  • Cerchi centri storici e cucina: Montelupone, Mercatello sul Metauro, Portico e San Benedetto. Piccoli, a piedi, con la tavola come parte della visita.
  • Cerchi qualcosa da abbinare: Arpino se l’aggancio è culturale, Castelsaraceno se è naturalistico.

Una nota per chi viaggia in auto: due paesi vicini nella stessa giornata sono spesso gestibili, e nelle Marche il caso è evidente, visto che due dei sette stanno nella stessa regione. Anche qui però vale il limite dei borghi piccoli: molti centri storici sono pedonali, quindi si parcheggia fuori e si continua a piedi, tra salite, gradini e pavè. Le scarpe comode contano più di quanto sembri.

L’unica cosa da verificare prima di partire

Detto tutto il resto, la variabile che può rovinare la giornata non è il caldo: sono gli orari. Musei, chiese e piccoli esercizi dei paesi minori cambiano apertura proprio in questo periodo dell’anno, ed è l’unico controllo che conviene fare prima di mettersi in strada. Se il piano prevede di pranzare lì nel fine settimana, prenotare in anticipo evita l’altro inconveniente classico.

C’è poi una tentazione da riconoscere, ed è quella di costruire l’itinerario attorno a una sagra o a un evento locale. Trovarne uno è un buon motivo in più per scegliere una data, ma non è una base solida su cui reggere l’intera gita: se l’evento salta, il viaggio deve stare in piedi lo stesso. Come si è visto, questi sette paesi hanno già ciascuno una ragione propria per essere raggiunti.

Ultimo errore da evitare, il più banale: fermarsi nella piazza principale e ripartire. In paesi di queste dimensioni la piazza è il punto di arrivo di chi ha fretta, mentre quello che li rende diversi dalle mete più battute sta nei vicoli laterali e nei punti panoramici, che quasi sempre sono a due minuti di distanza.

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