La cartapesta a Lecce non è un genere di souvenir: è un mestiere che alcune persone fanno ancora, ogni giorno, dentro botteghe grandi quanto una stanza. La differenza si nota entrando. In un negozio di ricordi trovi scaffali pieni; in un laboratorio trovi un banco, forme non ancora dipinte e spesso qualcuno che sta lavorando mentre tu guardi.
Ti serve poco tempo: una o due ore per il percorso essenziale, mezza giornata se vuoi fermarti a parlare con gli artigiani e allargare il giro alle vie laterali. È l’unico impegno di tempo che questa guida indica, perché è l’unico che abbia senso indicare: gli orari delle botteghe non sono affidabili, e più sotto si vede perché.
Che cos’è davvero la cartapesta, in due righe
Cartapesta vuol dire quello che dice il nome: carta ridotta in poltiglia. L’artigiano la impasta con la colla, la modella e la irrigidisce con il gesso, che chiude la superficie e la rende liscia abbastanza da poterci dipingere sopra. Alla fine il pezzo viene dipinto a mano, ed è lì che due statue della stessa misura smettono di somigliarsi.
Si parte da un materiale che non vale niente: quello che il pezzo finito costa non è la materia prima, sono le ore. Ecco perché il laboratorio dice più della vetrina.
I sei nomi da conoscere nel centro storico
Le botteghe del centro non fanno tutte la stessa cosa: è l’informazione che manca quasi sempre negli elenchi di indirizzi.
Rosaria Pallara
È una delle realtà più conosciute in centro, comoda da agganciare alla passeggiata tra le vie del barocco. Gli orari dichiarati coprono mattina e pomeriggio, e d’estate l’apertura si prolunga verso sera: è l’unica delle sei per cui la fascia serale sia indicata, quindi se il tuo giro cade tardi è il primo indirizzo da provare.
Claudio Riso
Il suo laboratorio sta in Corso Vittorio Emanuele, sulla direttrice principale del centro storico: ci passi comunque. La produzione tiene insieme i due filoni della cartapesta leccese, quello religioso e quello decorativo.
Marco Epicochi
Lavora in Piazza Duomo, l’angolo più scenografico della città. La collocazione risolve un problema pratico: se la tua visita è corta e ruota attorno al Duomo, qui trovi architettura e artigianato senza spostarti.
Mario Di Donfrancesco
Bottega attiva in città da decenni, specializzata in statuaria sacra: le statue destinate alle chiese e alle processioni. Oltre a produrle, qui si restaurano, e questo rende la sosta utile anche a chi non compra. Un pezzo in restauro è aperto: si vede la struttura sotto, e si capisce perché a Lecce cartapesta e devozione siano cresciute insieme.
Santino Merico
Qui la cartapesta convive con la ceramica. Significa vedere due modi diversi di trattare la stessa idea, uno con la carta e uno con l’argilla: se le altre botteghe ti hanno già raccontato la cartapesta, questa è la tappa che cambia registro.
La Casa dell’Artigianato Leccese
Non è il laboratorio di un singolo artigiano ma uno spazio con più lavorazioni salentine insieme. Serve a un caso preciso: hai poche ore e ti basta vedere più esempi in un colpo solo.
Perché gli orari sono il problema più concreto
Le aperture delle botteghe artigiane sono variabili, e conviene saperlo prima di costruirci sopra un pomeriggio. Non è trascuratezza: chi lavora al banco spesso è da solo, e una fase di lavorazione che non si può interrompere vale più della vetrina aperta. Contattare la bottega prima di presentarsi, quando si può, è quello che ti evita il giro a vuoto.
Vale anche per il momento della visita: entrare mentre qualcuno sta lavorando è la parte migliore, ma richiede che tu non abbia fretta. La stessa incertezza riguarda i pagamenti, perché le carte non sono gestite ovunque allo stesso modo: avere contanti addosso elimina un imprevisto.
Il percorso, e come cambia ad agosto
Il centro di Lecce è compatto e si attraversa a piedi: in macchina non ci si muove bene, e perderesti l’impianto urbano barocco che è metà del motivo per cui sei venuto. Chi arriva in auto lascia il mezzo nei parcheggi fuori dal centro storico; dalla stazione si arriva camminando o con i mezzi locali.
La linea è semplice: Piazza Sant’Oronzo, poi Corso Vittorio Emanuele, poi Piazza Duomo, e da lì le stradine laterali dove si concentrano le altre botteghe. Sono gli stessi punti su cui si affacciano gli indirizzi che conosci: il percorso lo scrive già la geografia.
Ad agosto cambia una cosa sola, ma pesa: l’ora. Le ore centrali vanno evitate, soprattutto se il piano è incatenare più botteghe a piedi. Restano il mattino presto e il tardo pomeriggio, e la seconda finestra ha un vantaggio: d’estate è la fascia in cui qualche bottega tiene aperto più a lungo.
Se puoi scegliere il periodo, le mezze stagioni si camminano meglio, mentre l’inverno feriale ha un pregio diverso: meno gente in bottega, più spazio per fermarsi a guardare.
Cosa si compra, e come si riconosce un pezzo fatto bene
Il repertorio è costante. Statue sacre e presepi, cuore storico della produzione; angeli e pastori, spesso venduti anche singolarmente; figure decorative piccole; e i personaggi della tradizione popolare, cioè il filone non religioso.
Per capire se un pezzo è fatto bene ci sono tre cose da guardare, e nessuna richiede di intendersene:
- la pittura: il colore steso in modo uniforme, senza sbavature ai bordi delle campiture;
- i dettagli, che sono il punto in cui una mano esperta si vede subito: le dita, le pieghe di un panneggio, i tratti del viso;
- la coerenza dello stile lungo tutto il pezzo, cioè che la cura non cali sul retro o sulla base.
Un oggetto ben fatto si riconosce dalla mano, non dal soggetto: due presepi identici come tema possono valere in modo molto diverso. Pesa anche il viaggio, perché i formati piccoli si trasportano senza pensieri; per un pezzo impegnativo conviene chiedere in bottega materiali, tempi di lavorazione ed eventuale personalizzazione.
Dove incastrarlo nella giornata
Non è un itinerario per collezionisti, e funziona bene con i bambini: figure colorate e lavoro manuale si guardano senza bisogno di spiegazioni. Conviene incastrarlo nella passeggiata che faresti comunque, perché la Basilica di Santa Croce, il Duomo, l’anfiteatro romano e le vie dei balconi barocchi stanno sulla stessa linea delle botteghe.
È il motivo per cui, dentro una Puglia di settembre che si può attraversare in modi molto diversi tra loro, Lecce è la tappa che chiede meno logistica: dopo due ore di facciate barocche, una stanza con un banco da lavoro rimette a fuoco il resto.


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