Gnius Viaggi

Trekking e cammini in autunno: dove andare e come scegliere

Trekking e cammini in autunno: dove andare e come scegliere

Settembre e ottobre sono la stagione migliore per camminare e pedalare: cosa cambia rispetto all’estate e come capire se un itinerario fa per te.

Categorie:

Se hai in mente una vacanza fatta di sentieri, o anche solo qualche uscita nei fine settimana, il periodo migliore dell’anno sta per cominciare. Da settembre alla fine di ottobre camminare e pedalare costa meno, fa meno caldo e si incontra meno gente. Non è un’impressione personale: è la conclusione a cui arrivano, separatamente e senza citarsi, undici testate di viaggio che fra la fine di luglio e la metà di agosto 2026 hanno scritto di argomenti lontanissimi fra loro. Le Dolomiti, le isole dell’Egeo, una ciclabile tedesca lungo un fiume, i cammini religiosi dell’Appennino, i cervi dei parchi nazionali.

Su una cosa sola non sono d’accordo, e vale la pena saperlo subito: le cascate. Per il resto la sostanza è questa. In autunno il problema non è più il caldo, e questo cambia il modo di organizzare la giornata molto più di quanto sembri. Qui sotto trovi la logica con cui scegliere un itinerario, i numeri per capire se è alla tua portata e i tre filoni in cui il materiale si divide: i cammini a piedi, le vie su due ruote, la montagna alta.

Dieci fonti dicono settembre, una dice il contrario

Il calendario consigliato è sorprendentemente simile ovunque. Per le Dolomiti, WeRoad indica una finestra che va da giugno a ottobre e segnala giugno e settembre come i mesi che uniscono meno folla, temperature migliori e prezzi più bassi; per l’Albania la stessa testata restringe il campo a settembre e all’inizio di ottobre. Sulle isole greche, ViaggiaCorriSogna definisce luglio e agosto la stagione peggiore, con i sentieri rocciosi che superano di frequente i 35 gradi, e mette settembre e ottobre subito dietro la primavera. Chi si occupa di viaggi a basso costo dice lo stesso per ragioni diverse: I Viaggi dell’Oca Blu mettono in fila clima stabile, meno affollamento e prezzi in discesa. Perfino le proposte più di nicchia, dagli eremi appenninici alle mulattiere lastricate, indicano la stessa forbice: fine agosto, settembre, inizio ottobre.

L’unica voce fuori dal coro riguarda l’acqua che cade. Secondo DoveViaggi, in molte località alpine la portata massima delle cascate coincide con la primavera e l’inizio dell’estate, quando si scioglie la neve; per quelle alimentate soprattutto dalla pioggia il momento buono arriva invece dopo giorni di precipitazioni abbondanti. È un’eccezione che ha una spiegazione idrologica, non climatica, e ti riguarda solo se la cascata è la meta del giro e non un dettaglio lungo la strada.

Il problema non è più il caldo: è che il buio arriva prima

In estate quasi tutte le guide ripetono la stessa istruzione: partire all’alba. Sull’Egeo si parla di mettersi in marcia fra le sei e le sette del mattino, sull’Etna le escursioni si spostano al tramonto o prima del sorgere del sole. In autunno quel vincolo si scioglie e ne compare un altro, meno evidente e più insidioso: le giornate si accorciano. Diario di Avventure lo dice con chiarezza per le Cicladi, dove all’ora di luce persa si aggiunge un secondo effetto pratico, la sfoltitura degli orari dei traghetti di linea.

La conseguenza è concreta. Un anello di cinque ore che a luglio si affronta con margini enormi, a fine ottobre va calcolato all’indietro partendo dall’orario del tramonto, non da quello della sveglia. E se il rientro dipende da un mezzo pubblico — un bus di valle, un battello, una navetta stagionale — vale la pena verificare che a quella data stia ancora circolando.

Quanto è facile un’escursione “facile”: i numeri di riferimento

La parola facile, sulle schede degli itinerari, non vuol dire niente finchè non la si traduce in cifre. Due percorsi dolomitici raccontati da ViaggiaCorriSogna aiutano a costruire un metro di misura. Il primo, dal Passo delle Erbe alla croce di Cima Monte Muro, misura 12,40 chilometri fra andata e ritorno, con 700 metri di dislivello e tre ore di cammino. Il secondo sale al rifugio Passo Selle partendo dal valico di San Pellegrino, e si ferma a 9,50 chilometri, 635 metri di dislivello, due ore e mezza. Sono lo stesso tipo di giornata: mezza mattinata di movimento, salita continua ma mai ripida, nessun passaggio tecnico.

Se dividi il dislivello per i chilometri ottieni un rapporto compreso fra 56 e 67 metri di salita per ogni chilometro percorso. È questo il vero indicatore, perchè resta valido anche a quota zero: il Sentiero del Pellegrino fra Noli e Varigotti, in Liguria, sviluppa circa 350 metri di dislivello su sei chilometri — poco più di 58 metri per chilometro, e infatti 360 Liguria lo indica in due o tre ore. Un sentiero sul mare e uno a duemila metri possono chiedere alle gambe esattamente la stessa cosa. Se conosci già i sentieri che partono dalla Val Badia, il confronto ti sarà familiare. Le montagne, con i rifugi che chiudono e i passi che cambiano viabilità, meritano un discorso a parte: lo trovi nella guida dedicata alle escursioni dolomitiche di inizio autunno.

Una tappa di cammino dura meno di quanto pensi

Chi non ha mai fatto un cammino a tappe immagina distanze enormi. I numeri dicono altro. Il Cammino di San Benedetto, raccontato da PleinAir, collega Norcia a Montecassino in circa trecento chilometri divisi in sedici tappe: fanno poco meno di diciannove chilometri al giorno. È esattamente dentro la forbice che I Viaggi dell’Oca Blu indicano come sostenibile per chi cammina, cioè fra i 18 e i 25 chilometri quotidiani. Due fonti che non si parlano, e che convergono sullo stesso ordine di grandezza: è un buon segnale sul fatto che quella misura sia realistica e non un numero da depliant.

L’autunno 2026 porta con sè un anniversario che sposta l’attenzione su questo tipo di itinerari. Il 3 ottobre cade l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, e attorno a quella data ANBBA ha annunciato uno speciale editoriale sul Cammino di Francesco, l’itinerario che mette in rete i principali percorsi francescani italiani: 1.546 chilometri complessivi attraverso sei regioni, con arrivo ad Assisi. Le tappe, gli eremi raggiungibili solo a piedi e le antiche vie lastricate sono il tema di un approfondimento dedicato ai cammini italiani.

Su due ruote la pendenza quasi sparisce

C’è una categoria di percorsi che risolve alla radice il problema del dislivello: quelli che seguono un fiume o il sedime di una ferrovia dismessa. Il tracciato è stato costruito per un treno o modellato dall’acqua, quindi le pendenze sono per forza dolci e le curve larghe. La Mosel-Radweg, la ciclabile che PleinAir ha percorso lungo la Mosella tedesca, accompagna il fiume per circa duecentocinquanta chilometri quasi sempre in piano.

In Italia la novità più rilevante è arrivata a fine luglio: l’associazione I Borghi più belli d’Italia ha presentato a Roma, il 30 luglio 2026, la Ciclovia dei Borghi più belli d’Italia nelle Marche. I numeri dichiarati sono cinque itinerari provinciali, oltre 1.100 chilometri e 33 borghi collegati. Fatta la divisione, significa un paese in media ogni 33 chilometri: una distanza che si copre in mezza giornata di pedalata tranquilla, ed è il motivo per cui un progetto del genere è pensabile anche per chi non è un ciclista allenato. Costi reali, itinerari e differenze fra greenway e ciclovie sono raccolti nella guida ai percorsi su due ruote.

Grecia e Albania: stesso mese, avvertenze diverse

Fuori dall’Italia l’autunno funziona altrettanto bene, ma i sentieri chiedono attenzioni che in montagna non servono. Nelle isole greche si cammina su vie storiche lastricate, le kalderimia, nate per collegare villaggi, campi e monasteri molto prima delle strade asfaltate. Il fondo è calcareo, tagliente e levigato dal passaggio degli animali, quindi scivoloso in discesa; l’ombra praticamente non esiste, perchè la vegetazione è macchia bassa; e lungo il percorso non trovi rifugi nè fontane. ViaggiaCorriSogna parla di una scorta minima di due litri d’acqua a testa per mezza giornata, che salgono a tre nei mesi caldi.

Sull’estensione della rete più curata dell’Egeo, quella di Andros nelle Cicladi, le due fonti che l’hanno descritta non danno la stessa cifra: ViaggiaCorriSogna parla di oltre 240 chilometri recuperati e segnati, Diario di Avventure di oltre 180 chilometri mappati e certificati secondo gli standard europei. Su un dato entrambe concordano: l’itinerario principale che taglia l’isola da nord a sud misura un centinaio di chilometri ed è suddiviso in oltre venti sezioni giornaliere, lunghe fra gli 8 e i 16 chilometri, percorribili anche singolarmente. Chi cerca invece l’escursione simbolo va alle Gole di Samaria, a Creta: sedici chilometri quasi tutti in discesa, dai circa 1.200 metri dell’altopiano di Omalos fino al Mar Libico, con un passaggio dove la roccia si stringe a tre metri sotto pareti alte oltre trecento. Il parco resta aperto in genere da maggio a ottobre e chiude senza preavviso se piove o se si superano i 35 gradi.

In Albania i problemi sono altri: WeRoad segnala segnaletica discontinua, strade di accesso lente verso i villaggi di montagna e la presenza di cani da pastore nelle aree rurali. Il percorso più noto, la traversata fra Theth e Valbona nelle Alpi del nord, misura fra i 15 e i 18 chilometri e richiede dalle sei alle otto ore.

Quando si cammina per vedere una cosa precisa

C’è un motivo in più per cui l’autunno è interessante: alcune cose si possono vedere solo adesso. La principale è il bramito dei cervi, il richiamo dei maschi nella stagione degli amori. Secondo Viaggiando Italia il richiamo si sente da fine agosto fino a ottobre e tocca il culmine nelle settimane a cavallo dell’equinozio d’autunno. Le uscite guidate durano fra le due e le cinque ore, partono nel pomeriggio e finiscono dopo il tramonto, e i gruppi sono piccoli. Fra i parchi citati ci sono quello d’Abruzzo, Lazio e Molise, le Foreste Casentinesi, il Gran Bosco di Salbertrand e l’Orsiera Rocciavrè. L’avvistamento, va detto, non è mai garantito: la guida alza le probabilità, non le assicura.

Sul versante opposto della penisola vale lo stesso principio con un soggetto diverso. Il calendario che Sharing Sicily ha pubblicato per la seconda metà di agosto 2026 concentrava quasi tutte le escursioni sull’Etna nelle ore serali o prima dell’alba, e la logica resta valida oltre quelle date: sul vulcano il paesaggio cambia completamente con la luce bassa. La scelta di fondo è fra i due versanti. A sud si sale verso ambienti vulcanici aperti, come la Schiena dell’Asino che affaccia sulla Valle del Bove intorno ai duemila metri; a nord, da Piano Provenzana e dintorni, si cammina soprattutto fra pinete, betulle e vecchie colate.

Le tre domande da farsi prima di partire

Le fonti più tecniche elencano fino a sette parametri da valutare prima di un’escursione. Ridotti a quello che serve davvero a chi non fa questo di mestiere, si condensano in tre domande.

  • Quanto sale, non quanto è lungo. Il chilometraggio da solo inganna. Il rapporto fra metri di dislivello e chilometri, come si è visto sopra, dice molto di più: sotto i 60-70 metri per chilometro si resta nel territorio della gita, sopra si entra in un’altra categoria di fatica.
  • Dove trovo acqua e ombra. È la variabile che separa i sentieri alpini, dove rifugi e fontane sono frequenti, da quelli mediterranei e insulari, dove non c’è nulla per ore. Cambia il peso dello zaino e cambia l’orario di partenza.
  • Come torno indietro. È la domanda che si dimentica più spesso ed è quella che rovina le giornate. Il caso limite lo racconta Creta: Agia Roumeli, dove finisce la traversata delle Gole di Samaria, non si raggiunge via terra, e l’unico modo per rientrare è un traghetto verso Sougia o Sfakia con un autobus in coincidenza.

Rispetto all’estate, insomma, cambiano meno cose di quante se ne dicano: gli itinerari sono gli stessi, i sentieri pure. Cambiano il conto in tasca, il numero di persone che incontri e — questo sì, in modo netto — l’ora in cui devi essere tornato. Chi tiene conto dell’ultimo punto ha già risolto la parte difficile.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.