Chi non ci è mai stato tende a immaginare la Puglia come un posto solo. Lo si capisce da come se ne parla: si dice vado in Puglia come si direbbe vado a Bologna, che è una città. Ma il tacco dello stivale è lungo, e tre delle sue mete più interessanti stanno in tre angoli che non si toccano fra loro.
Prendiamo le tre di cui parla questa guida. Le botteghe di cartapesta si concentrano nel centro storico di Lecce, in fondo al Salento. Il Gargano e il Tavoliere stanno in provincia di Foggia, all’estremità opposta della regione. Bisceglie è sulla costa adriatica, in provincia di Barletta-Andria-Trani, cioè a metà strada e comunque lontana da entrambe. Non sono un itinerario: sono tre viaggi separati. E il modo più rapido per rovinarsi una vacanza pugliese è provare a infilarle tutte e tre nello stesso weekend.
C’è però una cosa che le tre mete hanno in comune davvero, e non è la geografia: è il mese. Tutte e tre danno il meglio quando il caldo di agosto molla la presa.
Perché settembre cambia le carte in tavola
Il filo non è un’invenzione da depliant. Viene fuori leggendo che cosa si fa concretamente in questi tre posti: in tutti e tre si cammina. A Lecce si gira il centro a piedi da una bottega all’altra. In provincia di Foggia si percorrono i sentieri della Foresta Umbra e le salite dei borghi. A Bisceglie si attraversano i vicoli del borgo antico e si passeggia sul lungomare. Sono tre attività che ad agosto, nelle ore centrali, diventano faticose, e che a settembre tornano semplicemente piacevoli.
La differenza si vede anche nel modo in cui i luoghi vengono descritti. Per il centro di Lecce, in estate, il consiglio è di spostare le visite al mattino presto o al tardo pomeriggio: in pratica si rinuncia a mezza giornata. In provincia di Foggia, quando l’afflusso estivo si dirada, il centro storico di Monte Sant’Angelo diventa più vivibile e la visita più raccolta. Non è che a settembre ci sia qualcosa in più da vedere: è che si riesce a vedere tutto senza contrattare con il termometro.
Aggiungiamo una nota di calendario, visto che questa guida esce a fine agosto. Sul litorale garganico la prima parte di settembre è ancora buona per il bagno, e le spiagge sono più tranquille. Chi ha giorni di ferie residui sta guardando esattamente la finestra giusta.
Lecce: un mestiere, non un souvenir
La cartapesta è una tecnica povera, e la parola dice già quasi tutto: si modellano carta, colla e gesso fino a ottenere una figura, che poi viene rifinita e dipinta a mano. A Lecce è diventata una tradizione cittadina legata alla storia religiosa e popolare, e non si è fermata: nel centro storico ci sono ancora laboratori attivi che lavorano con i metodi di sempre.
Questo è il punto che cambia il senso della visita. In una bottega di cartapesta il pezzo finito è la parte meno interessante: quello che vale la pena guardare è il passaggio dall’idea alla modellazione, poi la rifinitura e la pittura. Chi entra aspettandosi un negozio di ricordi trova un negozio di ricordi. Chi entra sapendo che sta guardando lavorare qualcuno, esce con un’altra cosa.
Le botteghe stanno tutte dentro il perimetro pedonale, tra Piazza Sant’Oronzo, Corso Vittorio Emanuele e Piazza Duomo, e infatti il giro si fa a piedi. Fra i nomi di riferimento del centro ci sono la bottega di Rosaria Pallara, il laboratorio di Claudio Riso in Corso Vittorio Emanuele e quello di Marco Epicochi in Piazza Duomo. Sul versante più tecnico del mestiere c’è Mario Di Donfrancesco, attivo a Lecce da decenni nella statuaria sacra, che si occupa anche di restauro: è la sosta più utile per capire quanto questo artigianato sia intrecciato con la devozione locale. La bottega di Santino Merico affianca alla cartapesta la ceramica. Chi ha poco tempo può ripiegare su La Casa dell’Artigianato Leccese, che raccoglie in un unico spazio più esempi di lavorazioni salentine.
Due avvertenze pratiche, perché qui non si parla di musei ma di laboratori. Gli orari sono variabili e conviene verificarli prima di presentarsi, tanto più fuori dai mesi di punta. E non tutte le botteghe gestiscono allo stesso modo le carte e il pos: sapere in anticipo come si paga evita la scena imbarazzante davanti alla cassa. Per il giro essenziale bastano una o due ore; per farlo con calma, mezza giornata. I dettagli sul percorso e su cosa distingue un pezzo ben fatto stanno nella guida alle botteghe di cartapesta del centro di Lecce.
Provincia di Foggia: la meta che va scelta, non percorsa
Qui il problema è opposto a quello di Lecce. A Lecce tutto sta in pochi vicoli; in provincia di Foggia il territorio è talmente vario che il rischio è volerlo vedere tutto. Ci sono la costa del Gargano con Vieste, Peschici e Mattinata, la Foresta Umbra dentro il Parco Nazionale del Gargano, i due poli religiosi di Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo, il capoluogo con la Cattedrale, il Teatro Umberto Giordano e il Museo Civico, e poi l’entroterra: il Santuario dell’Incoronata, i Cinque Reali Siti, il sito archeologico di Herdonia nell’area di Ordona.
Messi in fila fanno un elenco impressionante. Ed è proprio per questo che l’errore più comune, in questa zona, è sottovalutare le distanze fra il Gargano, il capoluogo e i siti interni, e programmare troppe tappe nella stessa giornata. La logica che funziona è un’altra: si sceglie una base — Vieste, Peschici, Foggia città o San Giovanni Rotondo, a seconda di cosa si vuole vedere — e da lì si esce a raggio corto. L’auto resta lo strumento più comodo. Senza, il capoluogo funziona da snodo per chi scende dal treno.
La cosa che rende questa provincia diversa da una destinazione balneare qualsiasi è che costa e entroterra raccontano due mondi separati: le case bianche affacciate sull’Adriatico da una parte, il paesaggio agricolo del Tavoliere e la memoria contadina dall’altra. Chi si ferma solo sul mare torna a casa avendo visto metà provincia. Le tappe in dettaglio, base per base, sono nella guida dedicata al foggiano di inizio autunno.
Bisceglie: tutto vicino, per una volta
La terza meta è la più facile da organizzare, e vale la pena dirlo subito perché è esattamente il contrario del Gargano. A Bisceglie il centro storico, il porto e il lungomare stanno in uno spazio raccolto: si gira a piedi, e mezza giornata dedicata alla costa completa il quadro. L’unica cosa per cui serve un mezzo è uscire dal centro.
Dentro il borgo, costruito nella pietra bianca tipica di questa costa, ci sono la Concattedrale di San Pietro Apostolo — uno dei riferimenti del romanico pugliese — la Chiesa di Sant’Adoeno, la Chiesa di Santa Margherita e il Castello Svevo con la Torre Maestra. Per chi vuole andare oltre le chiese ci sono il Museo Diocesano e il Museo Civico Archeologico Francesco Saverio Majellaro.
Ma la cosa che rende Bisceglie diversa da altre città costiere pugliesi sta fuori dall’abitato, in campagna: il Dolmen della Chianca, uno dei monumenti megalitici più importanti dell’Italia meridionale. Un dolmen è una sepoltura preistorica fatta di grandi lastre di pietra, e questo non è isolato: nel territorio ce ne sono altri, insieme alla Grotta di Santa Croce e a tracce di insediamenti antichi. È il motivo per cui qui l’aggettivo antico non si riferisce al Medioevo delle torri, ma a qualcosa di molto più remoto. Per raggiungerlo serve l’auto o un mezzo locale.
Bisceglie funziona bene anche come base per la Puglia settentrionale: la stazione ferroviaria la collega a Bari, Trani e Barletta, e da qui si arriva ad Andria e a Castel del Monte. Tutti i dettagli nella guida a cosa vedere a Bisceglie fra mare, pietra e dolmen.
Quale delle tre scegliere
Se il tempo è poco, la scelta si fa per tipo di viaggio più che per distanza chilometrica.
- Lecce se cerchi una città e un mestiere: tutto a piedi, poche ore, e un pezzo di artigianato che ti porti a casa sapendo come è stato fatto.
- Provincia di Foggia se hai più giorni e vuoi variare: mare, bosco, santuari e archeologia esistono nello stesso territorio, ma vanno affrontati con una base fissa e poche tappe al giorno.
- Bisceglie se vuoi il rapporto migliore fra sforzo e resa: è compatta, si raggiunge in treno, e mette insieme romanico, mare e preistoria in uno spazio ridotto.
Una cosa vale per tutte e tre, ed è il vero motivo per cui stanno insieme in questa guida. Sono posti in cui la parte migliore si vede camminando: i vicoli barocchi, i sentieri del Parco, il borgo di pietra bianca al tramonto. Ad agosto camminare nelle ore centrali è una prova di resistenza. Da settembre in poi torna a essere il modo normale di visitare un posto — ed è tutto quello che serve perché queste tre Puglie, così lontane fra loro, diventino finalmente comode da vedere.


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