Chi scende verso sud in agosto conosce la voce di spesa che nessuno mette in preventivo: il pedaggio. Su un tragitto intero lungo le autostrade A2 e A16 si possono superare i cento euro, ricorda la guida di iviaggidellocablu. Le strade litoranee che corrono parallele, invece, non chiedono nulla al casello.
Il prezzo lo paghi in ore. Sempre secondo la stessa guida, un percorso che in autostrada richiede otto ore ne chiede dieci o undici se lo fai costeggiando il mare. Due o tre ore in più: è il vero termine dello scambio, ed è anche il motivo per cui questo articolo non ti dirà se conviene. Ti dirà quanto vale, e dove passano quelle strade.
Due ore in più per un centinaio di euro: il conto che nessuno fa
Mettendo insieme i due numeri esce un rapporto che nessuno dei due, da solo, racconta: se rinunci al casello risparmi fino a un centinaio di euro e ci metti dalle due alle tre ore in più. Vuol dire che ogni ora aggiuntiva di guida ti restituisce tra i trentatré e i cinquanta euro circa.
È una cifra che cambia significato a seconda di chi sei. Per una coppia che parte all’alba e non ha una prenotazione da rispettare, è molto. Per una famiglia con bambini piccoli e un check-in alle sedici, è poco. Il calcolo, comunque, sottostima il vantaggio: il risparmio non finisce al casello.
Lungo queste strade si mangia dove mangiano i residenti, non nelle aree di servizio. La guida di iviaggidellocablu sostiene che un pranzo in un locale a due passi dal mare non costa più di una sosta in autogrill, a fronte di una qualità diversa. È lo stesso meccanismo che vale per le trattorie frequentate dai locali, dove un pasto completo sta tra i dodici e i venticinque euro a testa.
Adriatico: la statale 16 in Puglia e la costa picena
Il tratto più lungo e continuo è quello adriatico. In Puglia il riferimento è la Strada Statale 16; nelle Marche la Strada Provinciale 84; in Calabria la Strada Statale 34. Sono vie nate decenni fa per collegare paesi vicini, non per far correre nessuno, e questo si sente in ogni curva.
Nelle Marche il tratto da segnare è la costa picena, che da Numana scende fino a San Benedetto del Tronto: falesie, pinete e borghi medievali si alternano senza soluzione di continuità, e le strade comunali salgono di quota quel tanto che basta a regalare scorci impossibili dal nastro autostradale. Le amministrazioni locali ci hanno messo soldi in segnaletica e manutenzione.
Non è un investimento romantico. I dati del turismo regionale marchigiano citati dalla fonte parlano di una crescita economica oltre il venti per cento in dieci anni nei borghi minori attraversati da queste strade, perché chi viaggia lentamente si ferma, cena in paese, va alle feste locali. Poco più a sud, in Abruzzo, il tratto tra Roseto degli Abruzzi e Pineto conserva spiagge libere accessibili e piccoli musei tenuti aperti dai volontari, che custodiscono la memoria delle comunità di pescatori.
Tirreno: dalla Costa degli Etruschi al Golfo dei Poeti
Sul versante opposto la protagonista è la Strada Provinciale 66, che da Piombino porta a Follonica lungo la Costa degli Etruschi. Pinete affacciate sull’acqua, promontori di roccia, sabbia scura di origine vulcanica: è il caso in cui la strada smette di essere un collegamento e diventa la ragione del viaggio.
Salendo in Liguria la fonte non indica l’Aurelia ma il reticolo di vie minori che da Monterosso porta verso Portovenere, attraversando terrazze coltivate a limone con il Golfo dei Poeti sotto. Sono strade più frequentate di un tempo, avverte la guida, e questo va messo in conto: qui la lentezza non è sempre una scelta.
Campania: le ventisette curve, e l’eccezione al “gratis”
Qui va detta una cosa che il titolo di questo articolo rischia di far dimenticare. La Costiera Amalfitana non è gratuita in senso pieno: alcuni tratti danno accesso a zone a pagamento. La strada statale 163 resta però un pezzo di ingegneria che vale il viaggio a prescindere, e le ventisette curve tra Positano e Praiano sono il tratto che tutti citano.
Sono anche il tratto più affollato, ed è il motivo per cui muoversi in Costiera tra traghetti e autobus è un capitolo a sé. Chi cerca lo stesso paesaggio con meno traffico ha un’alternativa a poca distanza: la litoranea che taglia il Cilento collegando Salerno a Paestum, dove hai l’acqua da un lato e i rilievi dall’altro, e i borghi si alternano alle rovine antiche senza che il paesaggio diventi mai una vetrina.
Calabria e Sicilia: lo Stretto e lo Ionio
In Calabria la strada che da Scilla scende a Reggio corre a ridosso dello Stretto, così vicina all’acqua come nessuna autostrada potrebbe essere; e Chianalea, il borgo di pescatori di Scilla, è la sosta naturale. Qui la guida lenta non è un vezzo: la strada è tortuosa e va presa per quello che è.
In Sicilia il tratto da percorrere costeggia lo Ionio da Siracusa verso Ragusa. Ci sono le saline di Priolo, i porticcioli dei pescatori e i borghi barocchi dell’entroterra affacciati sul mare: è l’area delle spiagge tranquille della costa iblea. Gli operatori del settore nelle due regioni, citati dalla guida, registrano una crescita significativa del turismo su queste litoranee nell’arco degli ultimi cinque anni: e i benefici sono arrivati a centri che per decenni avevano visto partire i propri abitanti.
Cosa cambia davvero, una volta in strada
Il primo scarto rispetto all’autostrada è banale e riguarda l’orientamento: il GPS non sempre registra le vie più piccole, e una mappa cartacea torna utile. Negli uffici del turismo si trovano guide aggiornate alle strade locali, quelle che segnalano le piazzole panoramiche e i borghi che meritano una deviazione.
Il secondo scarto è mentale. Se parti con l’orario dell’autostrada in testa, due ore in più sono un ritardo. Se parti sapendo che sono il prezzo del panorama, sono il viaggio. Torniamo così al conto dell’inizio: quei trentatré-cinquanta euro l’ora non sono un risparmio da incassare, sono un modo diverso di spendere lo stesso tragitto. Se questa è la logica che ti interessa, si applica anche al resto della vacanza, dai souvenir all’alloggio e alle altre spese di un viaggio autentico.


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