Un borgo fantasma non è sempre un paese vuoto. In Molise l’itinerario più citato tocca cinque località, e fra la prima e l’ultima cambia tutto: si va dal centro medievale rimasto senza nessuno al paese ancora abitato che si porta dietro un quartiere chiuso. La differenza pesa più di quanto sembri quando devi scegliere dove andare, perché cambia la fatica del percorso, la prudenza che serve e perfino con chi puoi permetterti di portarci.
Le soste sono cinque: Rocchetta Alta e Civita Superiore di Bojano, poi la parte vecchia di Ripalimosani e infine i nuclei in disuso che si trovano a Pesche e a Villa San Michele. Vengono dall’itinerario firmato da viaggiando-italia.it, che è anche l’unica guida su cui si regge questo articolo. Qui però le abbiamo rimesse in fila con un criterio che lì non compare: quanto è andato avanti l’abbandono. È il modo più rapido per capire quale di questi posti fa per te.
Il vuoto in Molise ha diversi gradi
Chi arriva per la prima volta si aspetta ruderi e silenzio dappertutto. In realtà le cinque tappe si dispongono lungo una scala. All’estremo più netto c’è Rocchetta Alta, dove il paese è fermo e le case sono rovine. Al centro sta Civita Superiore di Bojano: un insediamento antico in cui, come nota la stessa guida, l’abbandono non ha cancellato del tutto l’identità del luogo. All’altro capo ci sono Ripalimosani, Pesche e Villa San Michele, dove il vuoto occupa solo una porzione del centro storico e convive con la vita di tutti i giorni.
Non è una curiosità da appassionati: è la scala che ti dice quanto sarà impegnativa la visita. Ai due estremi corrispondono due viaggi diversi, e conviene sapere in quale dei due ti stai infilando prima di mettere in moto l’auto. Il quadro d’insieme, con la Campania interna accanto al Molise spopolato, lo abbiamo messo in fila nella mappa del Sud lontano dalle rotte più battute.
Rocchetta Alta, il paese svuotato dopo la guerra
È il nome che salta fuori per primo ogni volta che si parla di paesi abbandonati molisani, e la guida lo indica esplicitamente come il più rappresentativo. Siamo in provincia di Isernia, nel cuore delle Mainarde. L’origine è medievale e risale al XII secolo; lo svuotamento invece è recente, avvenuto poco per volta nel secondo dopoguerra, anche a causa dei problemi di instabilità del terreno.
Qui la parola chiave è prudenza. Non si tratta di un belvedere dove ci si affaccia e si scatta una foto: gli edifici sono in rovina e i percorsi non sempre risultano agevoli. È il posto giusto per chi ha già l’occhio allenato all’archeologia del paesaggio, cioè a leggere in un muro crollato la traccia di come si viveva. Meno adatto a una gita improvvisata.
Civita Superiore di Bojano, quella con la vista
Conosciuta anche come Civita di Bojano, sorge nel territorio matesino e ha un pregio che le altre tappe non hanno: il panorama, largo, che si apre sulla vallata sotto il borgo. La sosta è breve, e proprio per questo funziona bene incastrata dentro un giro più largo nel Matese.
Fra i cinque nomi dell’elenco, questo è anche uno dei due che la guida indica come praticabili da chi viaggia con bambini, insieme alla parte antica di Ripalimosani: sono i più semplici e i più panoramici. Se il ricordo che vuoi portarti a casa è un paesaggio più che un rudere, l’ordine delle tappe andrebbe rovesciato e si dovrebbe partire da qui.
Ripalimosani, Pesche e Villa San Michele: i centri svuotati solo in parte
Ripalimosani si trova alle porte di Campobasso ed è il caso più interessante del gruppo, perché una parte consistente del centro storico è disabitata mentre il resto del paese continua a funzionare. Vicoli, case e tracciati medievali sono ancora leggibili, e il fatto che siano poco restaurati è esattamente ciò che li rende utili: si vede il passaggio fra la memoria e il presente senza filtri.
Pesche e Villa San Michele raccontano la stessa cosa in scala minore, con porzioni di centro storico ferme, case chiuse e interi quartieri in disuso. È un fenomeno molto comune nelle aree interne, dove il paese completamente deserto è l’eccezione e la regola è semmai il centro mezzo pieno. Se vuoi un termine di paragone, i borghi molisani rimasti vivi li abbiamo raccontati a parte: Bagnoli del Trigno e Fornelli sono due esempi di come poteva andare diversamente, e la panoramica completa sta nella nostra guida ai borghi del Molise.
Le cinque tappe non stanno in una sola provincia
Su questo punto vale la pena rileggere l’itinerario con attenzione. La guida consiglia di concentrare il viaggio soprattutto in provincia di Isernia, dove effettivamente si trovano i casi più noti a partire da Rocchetta Alta. Nell’elenco delle tappe però compare anche Ripalimosani, che sta dall’altra parte, alle porte di Campobasso. Le due indicazioni non si contraddicono, ma messe insieme dicono una cosa precisa: le cinque soste non entrano comodamente in una giornata unica.
L’accostamento più logico è quello fra i due poli montani, le Mainarde di Rocchetta Alta e il Matese di Civita Superiore, lasciando il versante di Campobasso a un secondo giro. In ogni caso serve l’auto. Le distanze molisane non sono enormi, ma si sale spesso verso zone di collina o di montagna, servite da mezzi pubblici che la guida descrive come poco frequenti. Fra una tappa e l’altra si guida, e sul posto si cammina per brevi tratti.
Stagione e ora del giorno fanno lo stesso lavoro
La finestra buona, secondo la guida, va dalla primavera all’inizio dell’autunno: clima favorevole, sentieri più praticabili e un bel contrasto fra vegetazione, pietra e rovine. La primavera accende i colori e porta le temperature giuste per camminare. In autunno la luce radente valorizza le fotografie. D’estate, dove il sole batte senza ripari, la visita andrebbe ristretta alle prime ore della giornata o a quelle finali.
Messe una accanto all’altra, queste due indicazioni convergono sullo stesso consiglio: arrivare presto. Il mattino è l’ora suggerita in ogni stagione, perché di prima mattina c’è meno gente in giro e la luce lavora meglio; l’autunno è la stagione che quella luce la rende migliore. Chi ha un solo weekend a disposizione e vuole il massimo da entrambe le cose ha quindi una risposta sola, ottobre di prima mattina, invece di due variabili da incrociare.
Restano un paio di avvertenze che riguardano la sicurezza più che la fotografia. Le visite dopo piogge intense sono sconsigliate, in particolare nei borghi su versante o nelle zone fragili; entrare negli edifici pericolanti o non accessibili non è previsto; e verso i nuclei più isolati la salita andrebbe affrontata solo dopo aver controllato in che stato è il percorso. Servono scarpe comode con suola aderente e acqua al seguito. Per il resto, un obiettivo grandangolare aiuta con i vicoli stretti.
Un giro che vive di ciò che gli sta intorno
L’errore più facile è trattare questi posti come una collezione di punti da spuntare. La guida stessa suggerisce di abbinarli ad altro: passeggiate nei borghi vivi vicini, piccoli musei territoriali, escursioni nelle Mainarde o nel Matese, degustazioni di prodotti locali e soste in trattorie e agriturismi. È il modo per evitare il mordi e fuggi, e il territorio ci guadagna parecchio. Sul versante del cibo e delle esperienze di paese abbiamo raccolto altrove le esperienze più autentiche del Molise.
Torniamo al punto di partenza. La scala dell’abbandono non è una pignoleria da collezionisti di borghi: è il criterio che rende questo itinerario pianificabile. Da un lato Rocchetta Alta, che chiede attenzione e passo sicuro; dall’altro Ripalimosani, dove la vita continua a pochi metri dal vuoto. Scegliere in che punto della scala vuoi stare è la prima decisione da prendere, molto prima di decidere in che ordine mettere le tappe.


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