Fra la bassa mantovana e le colline che scendono verso il Garda ci sono due luoghi che, pur separati da tre secoli, hanno in comune una cosa curiosa: nessuno dei due è cresciuto da solo, entrambi sono stati progettati a tavolino. Sabbioneta nasce nel Cinquecento perché un Gonzaga la voleva perfetta. Il castello che domina Montichiari, in provincia di Brescia, ha torri merlate, fossato e ponte levatoio, ma non ha mai visto un assedio: è opera di un banchiere di fine Ottocento che il Medioevo se lo è immaginato.
In mezzo a queste due invenzioni c’è una città dove invece la storia si è depositata davvero, strato su strato, dai romani ai longobardi: Brescia. Metterle in fila nello stesso fine settimana è più semplice di quanto sembri. Se ti interessa il quadro d’insieme, il giro fra i borghi e i laghi meno battuti del Nord Italia tiene insieme anche Piemonte e Friuli Venezia Giulia.
Sabbioneta, la città disegnata da zero nel Cinquecento
Sabbioneta è il pezzo forte del Mantovano per chi ama camminare guardando in alto. La volle Vespasiano Gonzaga nel Cinquecento, e viene descritta da sempre come una “città ideale”: strade regolari, palazzi monumentali, mura che si leggono ancora oggi nel disegno del centro. Non è un borgo cresciuto per accumulo attorno a una chiesa, è un progetto urbanistico realizzato tutto insieme.
Le tappe che l’itinerario di Viaggiando Italia mette al primo posto sono quattro: la Chiesa dell’Incoronata, la Galleria degli Antichi, il Palazzo Ducale e soprattutto il Teatro all’Antica, che fu uno dei primissimi teatri stabili dell’epoca moderna. Serve almeno mezza giornata, e nei mesi caldi conviene arrivarci presto la mattina o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente valorizza le facciate. Da Mantova ci si arriva in auto senza complicazioni.
Vale la pena tenerla a mente mentre si sale a Montichiari: uno è un Rinascimento pensato in blocco, l’altro un Medioevo pensato in blocco. Nessuno dei due è finto, ma nessuno dei due è spontaneo.
Il castello di Montichiari sembra medievale ed è dell’Ottocento
Sulla collina di San Pancrazio, a Montichiari, una fortificazione vera c’era davvero: i primi documenti che la nominano risalgono al 1107. Nei secoli la rocca è stata distrutta, ricostruita e infine lasciata andare, e quando nel 1890 Gaetano Bonoris ne comprò quel che restava, di originale c’era ormai pochissimo.
Il giovane banchiere decise allora di costruirsi il castello che aveva in testa. Come racconta SiViaggia, l’incarico andò all’architetto Antonio Tagliaferri e poi a Carlo Melchiotti, e ne uscì una dimora neogotica: uno stile ottocentesco che imita il gotico medievale, fra merlature e atmosfere da romanzo. Il modello dichiarato è il Borgo Medievale di Torino, tirato su per l’Esposizione Universale del 1884, e non solo sulla carta: gli interni furono affidati ad artigiani e artisti che a quel cantiere torinese avevano già lavorato, e perfino i mobili arrivarono da Torino, dalla bottega dei fratelli Arboletti.
Il paesaggio intorno seguì la stessa logica: nel 1901 il paesaggista Giuseppe Roda disegnò tre ettari di parco all’inglese e un giardino segreto con vista. All’interno, Giuseppe Rollini decorò al primo piano una sala del consiglio che ricalca quella quattrocentesca del Castello della Manta, vicino a Saluzzo. E c’è perfino una cassaforte segreta, che nessuno scoprì finché Bonoris fu vivo.
Dopo anni di abbandono il maniero è passato nel 1996 al Comune, che ne ha avviato il recupero e lo ha inserito nel circuito Montichiari Musei. Aperture solo nel fine settimana, dai primi di aprile alla fine di ottobre, con doppio turno: 10-13 e 15-19. La guida è compresa nel prezzo, e lo stesso biglietto apre anche il Museo Lechi. Chi arriva in auto segue le indicazioni dal centro storico; dal paese, in alternativa, ci si arriva a piedi con una salita breve che apre la vista sulla pianura.
San Benedetto Po e Castellaro Lagusello, il grande fiume e il laghetto a cuore
Gli altri due borghi del Mantovano stanno agli antipodi, e messi insieme spiegano bene che tipo di provincia sia questa. San Benedetto Po è pianura e acqua lenta: il suo nome è legato al complesso monastico di Polirone, fondato in età medievale, che si visita fra chiostri, sale museali e chiesa abbaziale. Intorno ci sono la Bassa agricola e strade di campagna che si prestano alla bicicletta, e l’alternanza fra cultura e spazi aperti la rende una meta comoda per le famiglie.
Castellaro Lagusello è l’opposto: colline moreniche, stradine in pietra, case antiche e un laghetto a forma di cuore diventato l’immagine simbolo del territorio. Sta poco lontano dal Garda, si gira in fretta e dà il meglio al tramonto. Mezza giornata basta per ciascuno, mentre Sabbioneta e San Benedetto Po ne chiedono di più se si entra nei musei; e d’estate il giorno scelto conta, perché l’afflusso infrasettimanale è più contenuto. Se le colline sopra il lago ti convincono, da quelle parti c’è anche Sirmione con le sue terme.
A Brescia la stratificazione è autentica: Brixia, Santa Giulia e sessanta chiese
Se le due invenzioni di cui sopra raccontano il gusto per il passato, Brescia mostra il passato e basta. Il quotidiano britannico The Times l’ha indicata come alternativa a Milano, e il dato che rende l’idea è la distanza: quaranta minuti di treno separano le due città, il che la rende un fine settimana senza auto. Nel 2023 è stata Capitale Italiana della Cultura, ma la sua fama industriale ha continuato a coprirne il resto.
Il centro si gira a piedi. Piazza della Loggia ha l’orologio astronomico del Cinquecento, con i due automi di rame che i bresciani chiamano “i pazzi delle ore”; poco più in là Piazza Paolo VI ospita due cattedrali affiancate, il Duomo Nuovo e il Duomo Vecchio. Dentro le antiche mura si contano almeno sessanta chiese: San Faustino ha gli affreschi di Tiepolo sull’altare e la facciata in marmo Botticino scolpita da Giuseppe Cantone, Santa Maria del Carmine una Lamentazione per Cristo morto fatta di figure in terracotta grandi come persone. Nel pavimento di quest’ultima un disco di legno segnala l’”Antico Fiume”: sollevando una corda si sente scorrere il Bova, che passa lì sotto.
Il pezzo grosso, però, è Brixia: l’area archeologica romana meglio conservata di tutto il settentrione, tutelata dall’UNESCO, con il Capitolium e la Vittoria Alata. La statua di bronzo è del I secolo, fu ritrovata nel 1826 ed è tornata nella sua sede originaria dopo il restauro concluso nel 2020: nel 2026, quindi, cadono esattamente duecento anni dal ritrovamento. Poco distante il Museo di Santa Giulia occupa il monastero benedettino femminile che il re longobardo Desiderio fece costruire nel 753, e nei suoi oltre 14.000 metri quadrati mette in fila costruzioni di età romana, la Basilica di San Salvatore e, dodicesimo secolo, l’Oratorio di Santa Maria in Solario. Il conto è presto fatto: fra la rocca di Montichiari citata nel 1107 e il monastero di Desiderio ballano quasi quattro secoli, e il primato di anzianità non è del castello che sembra più antico.
Fuori dai musei, la città si vede meglio il sabato mattina, quando attorno a Piazza della Loggia si allarga il mercato; nel quartiere Carmine, per anni considerato un problema, il progetto Make in Brescia apre ai visitatori le botteghe di ceramisti e restauratori. All’aperitivo si ordina il pirlo, vino bianco e Campari. Se il registro è quello dei borghi lombardi meno turistici, nella stessa regione ci sono anche Soncino, in provincia di Cremona, e Monte Isola.
Come incastrare le tappe in due giorni
L’ordine che funziona meglio segue le strade, non la classifica dei monumenti. Chi parte da Milano può dedicare il primo giorno intero a Brescia, raggiunta in treno, fra Brixia, Santa Giulia e il colle Cidneo con il suo castello.
Montichiari è la tappa di mezzo, comoda per chi si muove in autostrada: dall’uscita di Brescia Est sulla A4 sono una ventina di minuti lungo la SS236, e da Bergamo ce ne vuole circa una, sempre in autostrada. Per chi atterra, l’aeroporto più vicino è Verona Villafranca, a tre quarti d’ora di auto. Il castello apre solo nei fine settimana, quindi è una tappa da sabato o domenica.
Il secondo giorno resta il Mantovano, e lì molto dipende da che cosa cerchi: Sabbioneta per l’architettura, San Benedetto Po per il fiume, Castellaro Lagusello per chi vuole camminare poco e guardare molto. Tre borghi in una giornata sola sono troppi, due si fanno bene, soprattutto pranzando senza fretta in trattoria fra tortelli di zucca e salumi di pianura. E se il weekend si allunga, Verona è vicina a Montichiari: gli itinerari culturali in città sono un buon prolungamento verso est.


Lascia un commento