C’è un modo di girare il Piemonte che non passa dai centri storici: si segue l’acqua. Una cascata d’alta quota, un giardino affacciato sul lago, una cittadina dove il fiume scorre nel verso sbagliato. Tre esperienze diverse, con una cosa in comune da sapere prima di partire: quasi nessuna di queste mete è aperta sempre.
Il giardino può avere aperture stagionali o ingressi a numero chiuso; la cascata più famosa della regione, certi giorni, l’acqua non ce l’ha. Qui l’itinerario si costruisce sul calendario prima che sulla mappa, e questo pezzo prova a dire in che mese ciascuna delle tre cose rende davvero. Se invece cerchi il quadro d’insieme delle regioni del nord, sta nella mappa del Nord Italia meno battuto.
La cascata del Toce non c’è tutti i giorni
Il salto d’acqua più conosciuto del Piemonte si trova in Val Formazza, intorno ai 1.675 metri di quota, e si raggiunge in auto risalendo la valle fino alla località Frua. Non serve essere camminatori: l’area è attrezzata e la visita resta alla portata di chiunque, bambini compresi.
C’è però un dettaglio che, scoperto sul posto, ribalta la giornata. Come segnala viaggiando-italia.it, il rilascio dell’acqua segue orari e periodi stabiliti, perché il flusso è legato anche allo sfruttamento idroelettrico. La cascata, in pratica, viene accesa in certe finestre della stagione: informarsi prima di partire è la differenza tra una parete rocciosa asciutta e uno degli spettacoli più imponenti dell’arco alpino.
Le altre due: una è dall’altra parte, l’altra è fuori regione
Le cascate piemontesi vengono spesso elencate insieme, e nasce un equivoco geografico che cambia il modo di organizzare il viaggio.
In Valle Maira, le Cascate di Stroppia rappresentano l’opposto del Toce: niente parcheggio a due passi dall’acqua, ma montagna vera fra pareti rocciose e boschi. Valgono le regole dell’escursione: scarponcini, giacca antivento, condizioni dei sentieri controllate e partenza di prima mattina, per la luce e per avere margine. È una meta per chi cammina, non per chi si ferma un’ora.
Le Cascate dell’Acquafraggia, invece, si trovano in Valchiavenna: vicine al confine piemontese e spesso inserite negli itinerari del nord-ovest alpino, ma non in Piemonte. Sono le più facili delle tre, adatte anche a una gita con bambini e a una giornata che finisca con una passeggiata e un pranzo in valle. Se vuoi restare dentro i confini della regione, quindi, le opzioni scendono da tre a due, agli antipodi fra loro: una comoda, una faticosa. Chi allarga verso le montagne di confine può guardare a un giro tra Piemonte e Valle d’Aosta, o a una settimana in quota senza sciare se la stagione è quella fredda.
Ottocentocinquanta giardini: come se ne sceglie uno
Il numero che rende l’idea della scala lo riporta ancora viaggiando-italia.it: in Piemonte risultano censiti circa 850 tra parchi e giardini, distribuiti tra città, campagne, zone di vigneto e valli alpine. Un elenco così non si legge, si filtra: il criterio più utile è il tipo di luogo in cui il giardino si trova.
- Sull’acqua. I Giardini Botanici di Villa Taranto a Verbania e il parco storico dell’Isola Madre, entrambi sul Lago Maggiore: aiuole e sentieri che scendono verso la riva, e nel caso dell’isola il viaggio in battello che diventa parte della gita.
- Nelle residenze. La Reggia di Venaria alle porte di Torino, con la sua geometria barocca e le prospettive lunghe, e il parco del Castello di Masino a Caravino, più raccolto e in posizione collinare.
- In quota. Il Giardino Botanico di Oropa, nel Biellese accanto al Santuario, e il Giardino Botanico Rea in Val di Susa, vicino ad Avigliana e abbinabile ai laghi lì intorno. Sono la scelta giusta quando in pianura si soffoca.
- In città. Il Parco del Valentino con il suo Borgo Medievale lungo il Po, e l’Orto Botanico di Torino, più didattico che monumentale: comodi quando il tempo è poco.
Anche qui torna la regola del calendario: parecchi giardini hanno orari stagionali o accessi contingentati, e spesso la prenotazione serve davvero. Dare per scontato che un parco sia aperto è l’errore di programmazione più comune.
Omegna, la città dove il fiume va all’insù
Sulla punta nord del Lago d’Orta, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, c’è una cittadina con una stranezza idrografica che si racconta da sola. L’emissario Nigoglia non scende verso valle come ci si aspetterebbe: risale verso nord. Un vecchio detto del posto lo liquida così: «il fiume che va in su».
Secondo siviaggia.it, la coincidenza è che a Omegna è nato anche Gianni Rodari, scrittore altrettanto poco allineato alla pedagogia del suo tempo. La città gli dedica il museo «Una fantastica Storia», il primo spazio interattivo italiano costruito interamente attorno al suo mondo, e sul Monte Zuoli un parco intitolato alla Torta in Cielo, dove le installazioni riprendono i suoi libri.
Il resto della giornata si compone da sé: passeggiata lungo il corso anomalo della Nigoglia fino al centro, la salita all’Alpe Mastrolino per vedere lago e tetti dall’alto, i vicoli del Quartiere Vaticano, la Collegiata di Sant’Ambrogio con il suo impianto romanico rimaneggiato nei secoli. Sull’acqua si sceglie tra battello, aperitivo sul lungolago al tramonto e le biciclette con ruote galleggianti, che si pedalano sul lago.
Un’ultima cosa, che qui non è folklore: da Omegna sono uscite la moka Bialetti, la Alessi e la Lagostina, tre marchi che hanno trasformato pentole e caffettiere in design riconosciuto ovunque. Girare per il centro sapendolo cambia la percezione del posto.
Arrivare a Omegna, e i biscotti che si trovano solo lì
Chi guida lascia la A26 all’uscita di Gravellona Toce: da lì al centro sono pochi minuti. In treno la città sta sulla linea Novara–Domodossola: da Milano ci vuole circa un’ora e mezza in diretta, da Torino si cambia a Novara. Chi arriva in aereo atterra a Malpensa, che dista una quarantina di minuti di macchina.
La parte dolce merita una riga, perché a Omegna ogni pasticceria ha il suo biscotto. Ci sono le Imperialine, in circolazione dal 1937, le Reginette che le somigliano ma nascondono più crema di gianduia, le varianti chiamate Duchesse e Damine, e i Perdigiorno, biscottini quadrati intitolati a Giovannino Perdigiorno, personaggio di uno dei racconti più noti di Rodari. Se questo è il tipo di viaggio che ti interessa, il Piemonte ha anche il versante del vino: Barolo e le sue colline sono un’altra storia, ma la stessa regione.
C’è poi una data che riempie la città: la Festa di San Vito, tra le celebrazioni patronali più antiche del Piemonte, occupa undici giorni tra il 21 e il 31 agosto, e l’edizione più recente era la centoventitreesima. All’origine c’è un fatto del 1611, quando le reliquie del patrono arrivarono sul lago; il momento centrale resta la processione dell’urna, il 29 agosto; ma la parte che la rende diversa è il fuoco sull’acqua, tre serate piromusicali sul golfo con il gran finale del 30 agosto sparato da chiatte posizionate sul lago. Settimana da evitare se cerchi silenzio, unica se cerchi una festa.
Il mese giusto cambia a seconda di cosa vuoi vedere
Qui sta il punto che nessuna delle tre mete, presa da sola, lascia vedere. Giardini e cascate hanno stagioni diverse, e si sovrappongono per poche settimane.
Per i parchi la finestra buona va da giugno a inizio settembre, quando la vegetazione è al massimo e le mete sul lago o in quota restano vivibili col caldo; fine agosto e settembre danno i colori più morbidi. Per le cascate il periodo indicato è da fine settembre a metà ottobre: foliage acceso, aria limpida, sentieri praticabili e poca gente, perché quasi tutti associano l’acqua all’estate.
Mettendo insieme le due indicazioni, la finestra in cui puoi fare tutto nello stesso viaggio è stretta: l’ultima settimana di agosto e il mese di settembre. Prima è presto per il foliage delle valli; dopo trovi diversi giardini in orario ridotto e le quote alte già rigide. In quelle settimane Omegna funziona bene come base, perché è l’unica delle tre mete che non dipende dalla stagione.
Un’avvertenza pratica vale ovunque, qui: in montagna il meteo gira in fretta, d’autunno la luce finisce prima e vicino all’acqua l’aria è più fresca di quanto dica il termometro al sole. Partire presto e vestirsi a strati copre quasi tutto. Il resto lo copre una telefonata prima di uscire di casa, per sapere se l’acqua c’è e se il cancello è aperto.


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