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Weekend a Gorizia: i borghi del Friuli tra Collio e Cividale

Weekend a Gorizia: i borghi del Friuli tra Collio e Cividale

Da Gorizia i borghi della lista regionale raggiungibili in un’ora sono due: ecco come costruirci intorno un weekend tra Collio, Cividale e il Carso.

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Chi parte da Gorizia ha un vantaggio che poche città italiane offrono: in meno di un’ora di auto si passa dalle colline coltivate a vite alla spiaggia, dai mosaici di età romana a un lago carsico. Il rovescio arriva quando prendi l’elenco regionale dei borghi più belli e provi a incrociarlo con ciò che sta davvero in quel raggio: i nomi che restano sono pochissimi.

Due, per la precisione, più la città-fortezza di Palmanova, che borgo non è. Sembra una delusione e invece è il modo giusto di impostare il viaggio, per una ragione molto pratica che spieghiamo qui sotto. Questo pezzo è il capitolo friulano della nostra mappa del Nord Italia meno battuto.

Da Gorizia raggiungi due borghi dell’elenco regionale, e bastano

La Regione tiene una selezione dei propri centri storici entrati nell’albo nazionale dei borghi più belli. Nell’elenco, così come lo riporta Viaggiando Italia, compaiono Cividale del Friuli, Clauiano, Cordovado, Fagagna, Gradisca d’Isonzo, Palmanova, Poffabro, Polcenigo, Sappada Vecchia-Plodn, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Strassoldo, Toppo, Valvasone Arzene e Venzone. Quindici nomi, e la stessa fonte avverte che non è una lista chiusa.

Ora sovrapponi quei quindici nomi alle mete che la guida ai dintorni di Gorizia mette entro l’ora di strada. Ne restano in piedi due: Cividale del Friuli e Gradisca d’Isonzo. Palmanova è nel raggio, ma la sua pianta a stella la colloca in un’altra categoria di visita.

Ed è esattamente quello che serve, perché l’altra indicazione che arriva dalla stessa guida è di non caricare la giornata: due centri storici al giorno sono il massimo se vuoi vederli davvero, invece di attraversarli. Un fine settimana ha quattro mezze giornate. Due se le prendono Cividale e Gradisca; le altre due vanno riempite con qualcosa che borgo non è. Da qui in avanti l’articolo è costruito su questo schema.

Il Collio, la mezza giornata che decide il weekend

Le colline del Collio Goriziano sono la prima delle dieci mete elencate da Viaggiando Italia nel raggio dell’ora, e sono anche la più facile da inserire senza spostamenti lunghi: vigneti ordinati, paesi affacciati sui filari, cantine dove ci si ferma per un assaggio.

Lungo la strada del vino si incontrano San Floriano del Collio, poi Cormons e Capriva del Friuli. I due vini che la guida indica come biglietto da visita del territorio sono il Friulano e la Ribolla Gialla. Tra i filari si incontrano anche piccole chiese di campagna, che valgono la sosta quanto la degustazione.

Un dettaglio di orario che cambia parecchio le cose: nei mesi caldi il Collio rende tra le otto e le undici del mattino, oppure dopo le cinque del pomeriggio. Nelle ore centrali la luce è piatta e il caldo si sente, soprattutto in collina. Sono anche le fasce in cui le cantine chiedono di prenotare con più anticipo, nei fine settimana.

Cividale del Friuli, il borgo dei Longobardi sul Natisone

Delle due tappe possibili, Cividale è quella che regge meglio una permanenza lunga. Il centro storico custodisce l’eredità longobarda della città e si percorre interamente a piedi, tra vie lastricate, piazze e musei; il simbolo che tutti fotografano è il Ponte del Diavolo, gettato sul Natisone.

Entrambe le guide che abbiamo consultato insistono sullo stesso punto: qui la fretta è controproducente. In un paio d’ore si spunta l’elenco delle cose da vedere, ma per capire il ritmo del posto serve almeno mezza giornata, e la sera il centro cambia registro, si svuota e diventa più silenzioso. Se il tuo fine settimana prevede un pernottamento, questo è il candidato naturale.

Nella bella stagione le visite rendono di più presto la mattina, oppure quando il sole comincia a calare: le ore centrali si smaltiscono meglio con una sosta lungo il fiume o dentro un locale del centro.

Gradisca d’Isonzo, i bastioni a un quarto d’ora da casa base

La seconda tappa è la più comoda in assoluto: Gradisca d’Isonzo dista pochi chilometri dal capoluogo. Il nucleo antico è compatto, si gira interamente a piedi e non chiede più di mezza giornata, il che la rende perfetta come complemento di una mattinata già impegnata altrove.

Quello che si vede: i bastioni, i portici, le piazze, gli scorci che si aprono verso l’Isonzo. L’architettura è il risultato di due dominazioni sovrapposte, quella veneziana e quella asburgica, e si legge sulle facciate. Chi ha voglia di allungare, può abbinarla a Palmanova, un accostamento che la guida ai borghi suggerisce esplicitamente per chi ha soltanto un giorno.

Le altre due mezze giornate: mare, archeologia e paesaggi carsici

Riempite le caselle dei borghi, restano due spazi liberi. La selezione di Viaggiando Italia sui dintorni di Gorizia offre alternative molto diverse fra loro, e conviene sceglierle per tipo di giornata più che per distanza.

  • Per il mare: Grado, con spiagge attrezzate, lungomare, un centro storico raccolto di calli e canali e la cucina di pesce e di laguna.
  • Per la storia antica: Aquileia, con la basilica, i suoi mosaici e l’area archeologica. Alterna spazi aperti e luoghi al riparo, il che d’estate aiuta.
  • Per camminare con il mare sotto: Duino e il Sentiero Rilke, il percorso panoramico sulle falesie. Serve partire presto, con scarpe adatte e acqua.
  • Per la natura più ruvida: il Lago di Doberdò, ambiente carsico asciutto e silenzioso, con punti di osservazione per soste brevi. Anche qui la passeggiata può essere impegnativa con il caldo.
  • Per stare vicini: Monfalcone come base per il Carso marittimo, oppure il Parco Piuma Isonzo alle porte di Gorizia, che secondo la guida funziona bene per un pomeriggio senza programma.

Il criterio più sensato, sempre secondo la stessa fonte, è alternare: una tappa culturale e una all’aria aperta nella stessa giornata stancano molto meno di due musei di fila.

Gli altri tredici borghi sono un viaggio diverso

Vale la pena dirlo chiaramente, perché risparmia delusioni: i borghi dell’elenco regionale che non compaiono qui sopra non sono raggiungibili da Gorizia in una gita. Stanno in pianura, sulle colline pordenonesi o in montagna, e meritano un viaggio con un’altra base. Un itinerario allargato a tutta la regione li mette in fila meglio.

La pianura ne concentra tre poco affollati: Sesto al Reghena, che deve il suo peso culturale all’abbazia, insieme a Cordovado e Valvasone Arzene, fatti di strade quiete, case antiche e paesaggio rurale. Strassoldo mette in campo due castelli in un abitato minuscolo, mentre Fagagna gioca sulle colline e sulla campagna intorno.

Più a nord cambia tutto. Venzone è il paese murato ricostruito dopo i terremoti del 1976: le mura medievali e il Duomo raccontano una storia di rinascita, ed è una visita che pesa emotivamente più delle altre. Spilimbergo è la città del mosaico e si visita bene abbinandole un laboratorio o uno spazio espositivo dedicato. Polcenigo ha un rapporto stretto con le sorgenti che lo circondano. Salendo ancora si arriva a Poffabro, tutto pietra e legno, e a Sappada Vecchia-Plodn, dove l’architettura di montagna si accompagna alla tradizione ladina: due mete che danno il meglio d’estate o in una fuga invernale sulla neve friulana.

In che mese conviene andare

La finestra migliore, indicata dalla guida ai borghi regionali, va dalla primavera all’autunno: aprile, maggio, settembre e ottobre mettono insieme temperature comode, luce buona e meno gente in giro. L’estate resta la stagione dei borghi di montagna, mentre l’inverno rende bene nei centri piccoli e raccolti.

Due accortezze pratiche valgono in qualunque mese. Le pavimentazioni sono lastricate e irregolari quasi ovunque, quindi le scarpe contano; e gli orari di musei, chiese e castelli vanno verificati prima, perché nei giorni feriali si accorciano. Se poi ti sei accorto che il conto delle mezze giornate non torna, hai capito la premessa di tutto l’articolo: da Gorizia il fine settimana si costruisce sul territorio intorno, non sulla caccia ai nomi dell’elenco.

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