Nelle guide della Puglia due nomi non compaiono quasi mai: Monteruga e Accadia. Il primo è un villaggio rurale rimasto senza abitanti nell’entroterra del Salento, il secondo è un intero rione di un paese dei Monti Dauni, in provincia di Foggia, svuotato da un terremoto quasi un secolo fa. Sono i due casi più ricorrenti quando si parla di borghi fantasma pugliesi: paesi e frazioni un tempo abitati e poi lasciati andare, fino a diventare rovine silenziose.
Se stai già pensando a un viaggio in Puglia la domanda concreta è una sola: valgono una deviazione? Sì, ma a due condizioni, l’auto e la stagione giusta, e le vediamo alla fine. La mappa dei paesi abbandonati pugliesi pubblicata da viaggiando-italia.it, unica fonte di questo articolo, mette in fila sei luoghi: insieme a Monteruga e ad Accadia ci sono Roca Nuova, San Nicola Imbuti, Balsignano e Apigliano. Sono anche il capitolo pugliese di una Italia che raccontiamo qui per la prima volta.
Monteruga, il paese vuoto a pochi chilometri dal mare più affollato
Monteruga si trova nell’entroterra salentino, in provincia di Lecce, e la sua posizione è la cosa più sorprendente: è vicinissimo a due località costiere molto frequentate d’estate, Porto Cesareo e Torre Squillace. Nel raggio di pochi chilometri convivono due Salenti opposti. Da una parte gli ombrelloni e i lidi della costa ionica, quelli che portano fin qui chi cerca il mare cristallino di Torre Lapillo. Dall’altra strade deserte, case rurali svuotate e un silenzio che non ti aspetti a quella distanza dalla spiaggia.
La fonte lo indica come il più noto e anche il più facile da raggiungere del gruppo, e suggerisce di non trattarlo come una gita a sé: funziona meglio come tappa dentro un giro più largo tra campagna e costa, in auto. Chi ci va di solito è interessato alla fotografia e all’urbex, cioè all’esplorazione dei luoghi dismessi, praticata però in modo responsabile: senza forzare accessi e senza infilarsi in edifici che stanno in piedi per abitudine. Se il Salento che hai in mente è fatto di paesi vivi, la scelta alternativa sono i borghi salentini dove si mangia e si dorme.
Accadia, il rione che il terremoto del 1930 ha svuotato
Il Rione Fossi di Accadia è una storia diversa, e non solo perchè sta dall’altra parte della regione. Qui l’abbandono ha una data: il terremoto del 1930. Dopo il sisma quella parte del paese non è stata più riabitata, mentre Accadia ha continuato a esistere poco più in là. È un dettaglio che cambia la visita: non stai attraversando un luogo dimenticato da tutti, ma un pezzo di paese che gli abitanti ricordano ancora.
Siamo sui Monti Dauni, le colline della provincia di Foggia, e la fonte legge il rione come il segno della fragilità dei centri appenninici pugliesi, dove alle scosse si sono sommate le difficoltà economiche dell’entroterra. Intorno c’è un paesaggio di colline e piccoli centri legato ai percorsi degli antichi tratturi della transumanza, e chi arriva fin qui di solito sta già esplorando la parte meno turistica del Foggiano.
Tre modi diversi di restare senza abitanti
Leggendo di seguito le sei schede emerge una cosa che la mappa non dice apertamente: le ragioni dell’abbandono si riducono a tre famiglie, e sapere quale hai davanti cambia parecchio quello che vedi sul posto.
- Un evento improvviso. È il caso del Rione Fossi, chiuso dal terremoto. L’abitato si interrompe tutto insieme, in un punto preciso della sua storia.
- Condizioni di vita diventate insostenibili. Roca Nuova, sulla costa adriatica salentina nell’area di Melendugno, era nata dopo gli attacchi che avevano colpito la vicina Roca Vecchia; fu poi lasciata nell’Ottocento, anche per via della malaria.
- Una funzione finita. San Nicola Imbuti, sul Lago di Varano nel Gargano, era una base per idrovolanti: cambiato il contesto storico ed economico, gli edifici sono rimasti lì senza più uno scopo. Alla stessa famiglia appartengono i nuclei nati intorno all’agricoltura, Monteruga compreso.
Restano fuori dallo schema i due nomi meno battuti, Balsignano nell’area barese, insediamento storico che interessa soprattutto chi si occupa di archeologia e paesaggi rurali, e Apigliano, antico casale in rovina nella Grecìa Salentina.
Sei tappe sparse che diventano tre uscite
Su una cartina i sei nomi sembrano impossibili da mettere insieme: la Puglia è lunga, e tra il Gargano e il tacco del Salento ci sono ore di macchina. Raggruppati per zona, però, diventano tre gite di mezza giornata da appoggiare a una vacanza normale.
- Salento. Monteruga nell’entroterra vicino a Porto Cesareo, Roca Nuova sul versante adriatico tra Lecce e Otranto, Apigliano nella Grecìa Salentina. Qui si concentrano tre luoghi su sei: metà dell’elenco sta nella provincia dove va già in vacanza gran parte di chi sceglie la Puglia.
- Puglia del nord. Il Rione Fossi di Accadia sui Monti Dauni e San Nicola Imbuti sul Lago di Varano. Colline e laguna, due paesaggi che non somigliano per niente alla cartolina pugliese.
- Terra di Bari. Balsignano, da solo, ed è l’unico che si presta a una deviazione breve da chi ha come base il capoluogo.
Ordinati così smettono di essere un elenco da spuntare e diventano un itinerario: due nel Salento si fanno nello stesso giorno, gli altri chiedono di essere già da quelle parti. Se il tema ti interessa oltre i confini regionali, l’Italia ne conta molti altri e li abbiamo raccolti tra le città fantasma italiane che si possono visitare.
In quale stagione, e cosa trovi arrivando
Le stagioni consigliate dalla fonte sono due, la primavera e le prime settimane dopo l’estate: temperature miti e una luce radente che rende meglio pietre e ruderi. Nei mesi caldi l’entroterra salentino e le aree interne diventano faticosi nelle ore centrali della giornata. L’inverno regala il massimo del silenzio, ma su terreni sterrati o poco attrezzati una giornata di pioggia rovina la visita. Per le fotografie valgono le ore basse, mattino presto e tardo pomeriggio.
Sul come, la fonte è netta: ci si arriva in auto, perchè i mezzi pubblici coprono poco e gli ultimi tratti passano spesso per strade secondarie o rurali. La situazione degli accessi non è uniforme: alcuni siti si girano liberamente, altri hanno aree recintate e stati di conservazione variabili, quindi conviene informarsi prima di partire. Il terreno è fatto di sterrati, pietre e superfici irregolari, per cui le scarpe chiuse sono più adatte dei sandali, e gli edifici pericolanti restano fuori dal percorso. Con bambini piccoli funzionano solo i luoghi più accessibili e i giri corti.
Monteruga e Accadia, insomma, non sono attrazioni da visitare di corsa tra una spiaggia e l’altra. Sono due pezzi di Puglia che raccontano perchè un posto si svuota: un terremoto in un caso, un modello agricolo esaurito nell’altro. Ed è esattamente questo a renderli diversi da qualunque altra tappa del tuo viaggio.


Lascia un commento