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Monteruga, Palmanova, Andromeda: l'Italia insolita da vedere

Monteruga, Palmanova, Andromeda: l’Italia insolita da vedere

Un villaggio svuotato nel Salento, una città a forma di stella in Friuli e un teatro tra le colline agrigentine: l’Italia che le guide non nominano.

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Monteruga, Palmanova, Teatro Andromeda. Se questi tre nomi non vi dicono niente, non è colpa vostra: su queste pagine non compaiono mai. Abbiamo controllato l’archivio, circa 1.200 articoli pubblicati, e nessuno dei tre è stato citato nemmeno una volta. Eppure parliamo di un villaggio svuotato nel cuore del Salento, di una città costruita a forma di stella in Friuli Venezia Giulia e di un teatro all’aperto piantato tra le colline dell’Agrigentino.

Da qui parte questa guida. Non è l’ennesima classifica dei posti più belli d’Italia: è il tentativo opposto, cioè mettere in fila i luoghi che restano fuori dalle liste, spiegare cosa si vede davvero quando ci si arriva e dire a chi possono interessare. Ogni tappa rimanda a un approfondimento dedicato, perché un paese fantasma e una fortezza rinascimentale si visitano in modi molto diversi.

Il criterio: cosa non compare mai nelle liste di viaggio

La selezione nasce da tre mappe tematiche recenti pubblicate da Viaggiando Italia: una sui paesi abbandonati della Puglia, una sui luoghi surreali della Sicilia, una sulle fortificazioni rinascimentali a pianta stellata. Sono tre argomenti lontanissimi tra loro, e le tre mappe non si citano a vicenda. Il filo l’abbiamo aggiunto noi, incrociandole con l’archivio del sito: quello che accomuna Monteruga, il Teatro Andromeda e Palmanova non è la geografia, è l’assenza.

Serve una premessa sul vocabolario, perché due parole tornano spesso e non vogliono dire la stessa cosa. Un borgo fantasma è un centro abitato che le persone hanno lasciato, del tutto o in parte, e che oggi resta in piedi tra ruderi e case vuote. Un luogo surreale, invece, è quasi sempre abitato e funzionante: è strano per come è fatto, non per il fatto di essere stato abbandonato. La differenza conta parecchio quando si prepara la gita, come si vede più avanti.

Se cercate una porta d’ingresso più comoda a questo tipo di itinerari, sul sito trovate già una raccolta di borghi italiani poco frequentati: rispetto a quelli, i posti di cui parliamo qui stanno un gradino più in là.

In Puglia due paesi svuotati, uno dal lavoro e uno dal terremoto

La mappa pugliese elenca sei siti, e sono sei storie di abbandono diverse. Le due principali sono anche le più facili da capire. Monteruga è un villaggio rurale dell’entroterra salentino, in provincia di Lecce: dista pochi chilometri da spiagge frequentatissime, Torre Squillace e Porto Cesareo, eppure basta imboccare la strada che porta al villaggio perché il rumore sparisca e restino solo edifici vuoti. È il caso più noto e anche il più accessibile della regione.

Il Rione Fossi di Accadia racconta invece una vicenda precisa e datata: si trova sui Monti Dauni, in provincia di Foggia, e la gente se ne andò dopo il terremoto del 1930. Non è del tutto disabitato, e questo lo rende un caso particolare, perché la parte ferita convive con quella ancora viva. Attorno a questi due nomi ce ne sono altri quattro, tra la costa adriatica salentina, il Gargano e l’area barese, con vicende che vanno dalla malaria alle basi militari dismesse: li mettiamo in fila, con le distanze e l’ordine di visita, nella guida dedicata a Monteruga e Accadia e agli altri borghi fantasma pugliesi.

Vale la pena dirlo subito: nessuno di questi posti è un parco a tema. Alcuni si girano liberamente, altri hanno recinzioni o edifici pericolanti, e la situazione cambia da un anno all’altro. Chi cerca un’alternativa più organizzata può guardare ai borghi salentini con servizi e ospitalità, da usare come base per la giornata.

In Sicilia il posto più strano l’ha costruito un uomo solo

Il Teatro Andromeda si trova nell’Agrigentino, sulle alture che circondano Santo Stefano Quisquina: è un teatro all’aperto che sembra nato dal terreno invece che appoggiato sopra. La struttura è scarna e proprio per questo funziona: quello che si guarda, seduti lì, non è il palco ma l’orizzonte. Chi ci va per fotografare lo trova al meglio al tramonto oppure la mattina presto, quando la luce disegna il profilo delle colline invece di appiattirlo.

Non è un’eccezione isolata. La stessa mappa siciliana mette insieme dieci mete della stessa famiglia: un giardino popolato da centinaia di teste scolpite nella pietra a Sciacca, un altopiano di megaliti sui Nebrodi soprannominato la Stonehenge dell’isola, una grotta che custodisce un intero borgo contadino nel Trapanese. Sono luoghi diversi, ma nessuno di loro è un rudere: molti sono gestiti da associazioni locali, con orari e giorni di chiusura che vanno verificati prima di mettersi in macchina. L’itinerario completo è nel pezzo sul Teatro Andromeda e sulla Sicilia surreale, da leggere accanto alle nostre idee per una vacanza in Sicilia se dovete costruire il viaggio da zero.

A Palmanova la sorpresa si capisce solo dall’alto

Poi c’è il caso opposto all’abbandono: una città progettata a tavolino e ancora abitata. Palmanova, in Friuli Venezia Giulia, la fece costruire la Repubblica di Venezia nel 1593, e il suo perimetro disegna una stella di nove punte; all’interno, le strade convergono tutte verso il centro. Quella forma non è un vezzo estetico: nasce dalle armi da fuoco, che avevano reso inutili le mura medievali alte e sottili e imponevano bastioni angolati e terrapieni.

Il problema di Palmanova, per il visitatore, è che la sua caratteristica principale a livello della strada non si vede. Bisogna cercare un punto alto o percorrere le mura dall’esterno, altrimenti si torna a casa avendo visto una piazza molto regolare e poco altro. Come si legge la città senza sbagliare giro, e quali altre città bastionate italiane appartengono alla stessa famiglia, sta nella scheda su Palmanova e la sua pianta stellata. Se invece il Friuli vi interessa nel suo insieme, partite dal nostro giro tra le zone della regione.

Al Nord ci sono paesi che si visitano per come si chiamano

C’è una quarta categoria, più leggera ma con lo stesso effetto: i comuni il cui nome fa fermare l’auto per fotografare il cartello. Il Piemonte ne ha parecchi, il Friuli Venezia Giulia ne ha altri, e quasi sempre dietro il suono buffo c’è una spiegazione linguistica o geografica seria, non uno scherzo. È il tipo di curiosità che regge bene un fine settimana, perché il nome funziona da scusa e il resto lo fanno il borgo, la strada panoramica e la trattoria. I nomi, le origini e gli itinerari che li collegano sono raccolti nella guida ai comuni dai nomi più strani tra Piemonte e Friuli.

Se invece della visita volete dormirci dentro

L’ultimo modo di uscire dai percorsi noti non riguarda la meta ma il letto. In Italia si può passare la notte dentro un faro affacciato sul mare, su una piattaforma di legno appoggiata ai rami di un bosco oppure dentro una botte da vino riconvertita a camera. Sono tre esperienze che vengono spesso raccontate insieme, ma costano cifre molto diverse e si prenotano in modi diversi, e non tutte sono adatte a chiunque. Il confronto tra prezzo reale, comodità e prenotazione è nel pezzo su come si dorme in un faro, in una casa sull’albero o in una botte.

Quando andare: le tre mappe dicono la stessa cosa

Ed ecco l’elemento che nessuna delle tre fonti dice da sola, perché ognuna guarda solo il proprio tema. Paesi abbandonati in Puglia, luoghi surreali in Sicilia, fortezze stellate: le tre mappe, che parlano di regioni e argomenti diversi, indicano la stessa finestra dell’anno, cioè la primavera e l’inizio dell’autunno. La ragione è la stessa in tutti e tre i casi: si cammina all’aperto, spesso su pietra o sterrato, senza ombra.

Il rovescio è che luglio e agosto, cioè i mesi in cui la maggior parte delle persone è in ferie, sono i peggiori per questo tipo di giro. Nell’entroterra salentino e nelle aree interne siciliane il caldo delle ore centrali rende la visita faticosa; nelle piazze lastricate di Palmanova succede lo stesso. Se ci andate d’estate, restano il primo mattino e il tardo pomeriggio, che tra l’altro sono anche le ore in cui si fotografa meglio.

Quanto tempo serve e cosa vi serve davvero

Un secondo punto in comune, altrettanto pratico: l’auto. Sia i borghi fantasma pugliesi sia i luoghi insoliti siciliani si raggiungono male con i mezzi pubblici, e gli ultimi chilometri sono spesso strade secondarie. Palmanova è l’eccezione, perché è servita anche dal treno. Chi viaggia senza macchina, quindi, ha davanti un menu molto più corto.

Sul tempo, l’ordine di grandezza cambia da tappa a tappa. Per Palmanova la fonte indica mezza giornata come minimo e una giornata intera per vedere con calma mura, porte e centro. Un borgo fantasma si esaurisce in molto meno, ed è il motivo per cui conviene inserirlo dentro un itinerario più ampio invece di trattarlo come destinazione unica. Le mete siciliane stanno nel mezzo: visite brevi ma distanti tra loro, quindi il tempo se lo prende la strada.

Tre accortezze tornano identiche in tutte e tre le mappe, e vale la pena registrarle prima di partire:

  • Scarpe chiuse e comode: sterrati, pietre e terreni irregolari sono la norma, non l’eccezione.
  • Orari e accessi da verificare prima: molti siti sono gestiti da associazioni o privati, altri hanno aree recintate e condizioni che cambiano.
  • Acqua e cappello, soprattutto nelle aree interne, dove l’ombra spesso non c’è.

Sul pubblico, infine, le tre fonti si somigliano molto: coppie, camminatori, fotografi e viaggiatori senza fretta. Le famiglie con bambini ci stanno bene sui siti all’aperto e nelle visite brevi, mentre i ruderi instabili sono l’unico caso in cui le tre mappe alzano davvero la voce, invitando a non entrare negli edifici pericolanti.

Torniamo al punto di partenza. Monteruga, Palmanova, il Teatro Andromeda e i paesi dal nome improbabile non sono assenti dalle nostre pagine perché valgano poco: sono assenti perché non entrano nelle categorie con cui di solito si organizza un viaggio, cioè mare, città d’arte, montagna. Le quattro guide collegate qui sopra servono a questo, a dare loro una riga nell’itinerario. La stella di Palmanova è lì dal 1593 e non l’aveva ancora nominata nessuno.

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