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Comuni dai nomi strani in Piemonte e Friuli surreale

Comuni dai nomi strani in Piemonte e Friuli surreale

Scopa, Vocca, Viù e i luoghi più surreali del Friuli: due modi diversi di essere strani nel Nord Italia, e quanto tempo serve per vederli.

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Ci sono due modi in cui un posto può risultare strano, e il Nord Italia li mostra tutti e due. In Piemonte la stranezza sta nel nome: paesi di montagna del tutto normali che si chiamano Scopa, Vocca o Viù, e che finiscono fotografati sul cartello stradale prima ancora di essere visitati. In Friuli Venezia Giulia succede l’opposto: i nomi non fanno sorridere nessuno, ma i luoghi sono fuori scala, tra pozzi carsici circondati da leggende, grotte enormi e una strada scavata a picco su una gola.

La distinzione conviene tenerla a mente prima di partire, perché cambia il tipo di giornata. Nel primo caso il nome è solo la scintilla e il viaggio vero è quello tra borghi alpini, sentieri e trattorie; nel secondo il luogo stesso è l’attrazione, con orari e visita guidata. Qui sotto trovi i sette comuni piemontesi e i cinque luoghi friulani segnalati dalle due mappe, divisi per zona e per tempo che richiedono. Fanno parte della stessa ricognizione dell’Italia che questo sito non aveva ancora raccontato.

Quattro dei sette nomi curiosi stanno nella stessa valle

Il dato che salta all’occhio guardando l’elenco dei comuni piemontesi dai nomi insoliti compilato da viaggiando-italia.it è quanto sia concentrato: su sette paesi, quattro appartengono alla stessa area, la Valsesia, in provincia di Vercelli.

  • Scopa: il nome più immediato del gruppo, quello che fa sorridere al primo sguardo. Il paese sta in una zona buona per chi cammina, tra sentieri e panorami alpini, ed è un punto d’appoggio comodo per girare la valle senza fretta.
  • Campertogno: qui non c’è nessun effetto comico, ma un suono arcaico che incuriosisce chi legge una mappa con attenzione. Intorno, architettura tradizionale di montagna e cucina di valle.
  • Vocca: paese piccolo e raccolto, senza attrazioni in senso classico. Chi ci arriva cerca silenzio e paesaggio, non una lista di cose da spuntare.
  • Rassa: nome secco e poco comune, valle appartata, boschi e sentieri. È il più vicino all’idea di montagna poco frequentata.

Quattro su sette nello stesso fondovalle è una comodità pratica: invece di un pellegrinaggio tra province, la Valsesia permette di metterli in fila in un itinerario solo, alternando le soste nei paesi a una passeggiata e a un pranzo. Se hai poco tempo, è la zona da scegliere per prima.

Nelle valli del Torinese ne bastano tre, ma serve una notte

Gli altri tre paesi dell’elenco stanno tutti in provincia di Torino, nella fascia montana: Usseglio, Balme e Viù. Cambia la lunghezza del nome, non la sostanza: Usseglio suona inconfondibilmente alpino ed è soprattutto una base per chi cammina; Balme è un centro piccolo, legato all’ambiente di montagna, che rende poco se lo si attraversa di corsa; Viù è fra i toponimi più brevi della regione, praticamente ridotto all’osso, ed è anche il più fotografato sul cartello.

Per questa zona la fonte suggerisce di mettere in conto almeno un pernottamento, così da vedere i paesi nelle due fasce orarie migliori, il mattino presto e il tardo pomeriggio. È la differenza principale rispetto alla Valsesia, che si presta anche a una gita di mezza giornata. Se stai valutando la zona per una vacanza più lunga, il sito ha già raccontato un giro estivo più ampio tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Da dove arriva un nome come Scopa

La domanda viene naturale davanti al cartello, e la risposta è meno buffa di quanto sembri. I toponimi, cioè i nomi propri dei luoghi, in Piemonte hanno tre origini ricorrenti: antiche lingue locali parlate prima dell’italiano, caratteristiche geografiche del posto, oppure trasformazioni linguistiche accumulate nei secoli, in cui una parola si è consumata fino a diventare irriconoscibile.

Quasi mai, insomma, si tratta di uno scherzo voluto: il suono buffo è l’ultimo strato di una storia lunga, e fa ridere solo chi arriva da fuori. Dietro un nome minimo c’è quasi sempre un borgo autentico e poco affollato.

In Friuli non è il nome a essere strano, è il posto

All’altro capo del Nord, la seconda mappa di viaggiando-italia.it cambia completamente registro. In Friuli Venezia Giulia l’elemento sorprendente è fisico, e si concentra in tre luoghi all’aperto molto diversi tra loro.

  • Bus de la Lum, nei boschi dell’altopiano del Cansiglio, in territorio di Caneva: è un inghiottitoio carsico, cioè una voragine naturale in cui l’acqua piovana sparisce sottoterra. Attorno gli sono cresciute leggende e racconti popolari. Il periodo migliore è l’autunno, per i colori del bosco; il terreno carsico però è irregolare e scivoloso.
  • Cave del Predil, nelle Alpi Giulie a due passi dal confine con la Slovenia: un paese di miniera, dove conta quanto il paesaggio la memoria del lavoro sottoterra e di una comunità di frontiera.
  • La Vecchia Strada della Valcellina, che corre lungo il confine del parco naturale delle Dolomiti Friulane: il tracciato è scavato nella roccia e si affaccia su una gola profonda, ed è fra gli scorci più fotografati di tutta la regione.

Nessuno di questi è un paese abbandonato in senso stretto, anche se Cave del Predil ha quell’atmosfera sospesa: se è quello che cerchi, i centri davvero disabitati d’Italia sono un capitolo a parte.

Il Friuli sottoterra: Grotta Gigante e ipogeo celtico

Gli altri due luoghi della mappa friulana stanno sotto il livello del suolo, e sono i più facili da inserire in un weekend perché si visitano con una guida. La Grotta Gigante si trova a Sgonico, a una quindicina di chilometri da Trieste, ed è indicata come una delle cavità naturali più impressionanti d’Europa: le visite guidate ci sono tutto l’anno, conviene prenotare quando c’è molta affluenza e portarsi una felpa, perché sottoterra la temperatura resta più bassa che fuori.

L’ipogeo celtico sta invece sotto il centro storico di Cividale del Friuli: è una serie di ambienti scavati nella roccia. La sua funzione originaria non è chiusa: le interpretazioni degli studiosi sono ancora oggetto di discussione, ed è proprio questo a renderlo il luogo più enigmatico dell’elenco. Cividale vale la sosta anche per il resto del centro storico, e si aggancia bene a un giro più classico per la regione o alla visita di Venzone, eletto borgo più bello d’Italia nel 2017.

Quanto tempo serve davvero

Messe una accanto all’altra, le due mete rispondono a esigenze di durata diverse, ed è il criterio più utile per scegliere.

  • Mezza giornata: solo Piemonte, e solo in Valsesia. Un paio di paesi, una passeggiata e una sosta a tavola. La fonte sconsiglia di limitarsi a un solo comune, perché il valore sta nell’abbinare più tappe.
  • Un weekend: le valli del Torinese con una notte sul posto, oppure due o tre luoghi friulani, che è esattamente il pacchetto indicato per chi ha due giorni.
  • Tre giorni o più: solo il Friuli. Per vedere l’intero elenco regionale, dal Cansiglio alle Alpi Giulie fino al Carso triestino, la mappa indica come minimo tre giornate.

Cambia anche la gestione: in Piemonte non c’è nulla da prenotare, in Friuli metà dei luoghi ha orari, visite guidate e aperture ridotte fuori stagione. Un fine settimana friulano va deciso qualche giorno prima; uno valsesiano regge l’improvvisazione.

Quando andare, e perché in entrambi i casi conta l’auto

Le due mappe nascono separate e parlano di regioni distanti oltre cinquecento chilometri, ma su due punti finiscono per dire la stessa cosa. Il primo è la stagione: primavera e inizio autunno sono la finestra migliore in tutti e due i casi, per temperature, luce e affollamento. L’estate resta valida in montagna, e in Piemonte è anzi il periodo in cui i borghi alpini danno il meglio, mentre sul Carso può fare caldo: lì meglio evitare le ore centrali. L’inverno non annulla la visita, la cambia: i paesi di montagna diventano più silenziosi, a patto di controllare orari e condizioni.

Il secondo punto è il mezzo. In entrambe le regioni i luoghi più interessanti sono anche i meno serviti dai trasporti pubblici, e l’auto è la soluzione più pratica: nel Piemonte alpino i collegamenti non sono capillari, in Friuli fanno eccezione Trieste, Cividale e poche altre zone raggiungibili con i mezzi locali. Senza macchina conviene verificare treni e autobus prima di fissare le tappe: è il vincolo che di solito decide l’itinerario.

Restano le accortezze da montagna, identiche sui due versanti: scarpe comode, perché fra selciati in salita, ghiaia e roccia si cammina più di quanto sembri, e una giacca leggera per grotte e ambienti sotterranei. Il nome buffo e l’effetto sorpresa sono l’inizio del viaggio, non il suo contenuto: a giustificare il chilometraggio è il paesaggio intorno.

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